Sviluppo Locale


Guido Panico

Sviluppo locale: il caso Salerno

Questa rubrica vuole raccogliere materiale di studio e punti di vista sulla vita e la storia di Salerno. Una scelta solo in parte dovuta al fatto che la nostra rivista è nata tra le mura dell’ateneo salernitano. Salerno è, infatti, un eccellente case study. Almeno per quello che sono riuscito a capire attraverso la ricerca storica su materiali empirici, oltre che storiografici, il caso di Salerno – senza voler proporre alcun modello − mi sembra significativo. La città rappresenta bene un po’ della storia e della vita di un Mezzogiorno urbano niente affatto miserabile, addirittura per certi aspetti opulento. Ma di questo stesso Mezzogiorno ha ripercorso e, per alcuni aspetti, ancora ripercorre, alcuni tratti tracciati un secolo fa da Gaetano Salvemini. Penso alle sue borghesie delle rendite e delle professioni e alla loro scarsissima flessibilità sociale e culturale. Della Salerno novecentesca mi hanno colpito in modo particolare due cose, una, in qualche modo legata all’altra. La storia della città è la storia delle sue famiglie: i suoi intrecci famigliari, formatisi lungo il Novecento, ricordano le piccole città dell’età moderna. Solo che Salerno non è una piccola città sia dal punto di vista demografico (la soglia oltre la quale si può parlare di comunità urbane medio-grandi è di 100.000 abitanti) sia da quello economico-sociale: essa è capoluogo di un vasto e articolato territorio non privo di elementi di grande vivacità nel campo delle industrie e dei commerci. Il secondo elemento di originalità viene dalla constatazione che per lunghissimo tempo, oggi addirittura più di ieri, le sue borghesie, in larga parte conservatrici e in perenne ricerca di un autore, hanno affidato il governo locale a “forestieri” dotati di grande autorità: nel secondo dopoguerra un civil servant di sostanziale cultura giolittiana come Alfonso Menna; nell’ultimo quindicennio, Vincenzo De Luca, un ex comunista, approdato per la prima volta alla guida della città nel 1993, portando con sé la fama di uomo del partito del movimento operaio, vale a dire quanto più lontano dai profondi sentimenti di una città del ceto medio, inteso quest’ultimo in senso culturale prima ancora che sociale. Sulla vita di Salerno degli ultimi anni sta per uscire una raccolta di miei articoli comparsi sul “Mattino”.