Mezzogiorno


Federico Pirro

Il polo industriale di Taranto nel nuovo scenario internazionale

IL POLO INDUSTRIALE DI TARANTO PROIETTATO NEL MEDITERRANEO 1. - Contesto economico della Provincia di Taranto e della Puglia meridionale nello scenario del Mediterraneo. Un ruolo di area-cerniera. La posizione baricentrica nel Mediterraneo dell’area ionica, così come di quella salentina - di cui la prima è parte geograficamente integrante ed economicamente fondamentale - e dei loro apparati di produzione industriale e logistici, consente al sistema ionico-salentino e alla Puglia meridionale l’assolvimento di un ruolo di grande area-cerniera nel Mediterraneo con un potenziale tecnologico e scientifico idoneo alla creazione di sempre più intensi collegamenti con altri Paesi mediterranei, ove esiste industria di processo. Taranto si può considerare come una delle grandi capitali industriali del Mediterraneo, per la presenza della grande siderurgia a ciclo integrale (Ilva), della navalmeccanica (Arsenale), di un impianto di raffinazione dell’Eni Refining & Marketing – per il quale è stato presentato un progetto di raddoppio della capacità di lavorazione - dell’industria dell’energia (Edison), dell’industria cementiera (Cementir), dell’industria produttrice di aerogeneratori (Vestas) e delle costruzioni aeronautiche a Grottaglie: per tali stabilimenti e per le attività indotte che essi generano sul territorio, o che possono alimentare in aree contigue, l’industria di Taranto rappresenta a pieno titolo una delle strutture portanti del sistema Italia. Anche la vicina area di Brindisi – è appena il caso di sottolinearlo - costituisce la base territoriale di grandi industrie energetiche, chimiche, petrolchimiche, ed aeronautiche di rilevanza nazionale ed internazionale per holding di appartenenza, dimensioni impiantistiche, tipologie di produzioni, numero di occupati e volumi di import/export. 1.1 - I punti di forza dell’industria nell’area di Taranto: alcuni dati di sintesi. - Le grandi fabbriche nel polo industriale del capoluogo ionico. Alcuni dati di sintesi pongono in evidenza il ruolo dell’industria della provincia di Taranto nell’economia regionale, meridionale e nazionale. 1) A Taranto è in esercizio la più grande fabbrica manifatturiera d’Italia per numero di dipendenti diretti, l’Ilva, con i suoi 13.346 addetti diretti che ha raggiunto anche la Fiat Mirafiori di Torino. Ai 13.346 dipendenti diretti bisogna poi aggiungere i 3.100 nell’indotto; 2) Lo stabilimento siderurgico di Taranto inoltre è il maggior impianto a ciclo integrale d’Europa e uno dei più grandi del mondo con 5 altoforni e una PMP – produzione massima possibile, di 11,5 milioni di tonnellate di acciaio grezzo all’anno; 3) Lo stabilimento siderurgico ionico compete nel Mediterraneo con quello di Fos vicino Marsiglia in Francia della Arcelor, acquistata di recente dal magnate dell’acciaio indiano Mittal che ha rafforzato in tal modo il suo ruolo di primo produttore di acciaio al mondo. Lo stabilimento di Fos, però, ha una capacità produttiva inferiore a quella dell’Ilva di Taranto; 4) L’Arsenale di Taranto con i suoi oltre 2.000 dipendenti è il più grande d’Italia con quello di La Spezia; 5) La fabbrica di macchine eoliche della VESTAS è il maggior complesso nel suo settore in Italia; 6) La Raffineria dell’Eni-Divisione Refining & Marketing è in procinto di incrementare la sua capacità di raffinazione, oggi attestata a 5 milioni di tonnellate di prodotti all’anno. E’ interessante osservare inoltre che - grazie alle sue 4 raffinerie possedute a Taranto, Livorno, Sannazzaro e Venezia - l’Eni è la prima azienda in Italia e nel Mediterraneo per capacità di lavorazione. La raffineria di Taranto dunque contribuisce al primato dell’Eni in Italia e nel Mediterraneo. E’ opportuno ricordare che alla raffineria del capoluogo giunge attraverso l’oleodotto proveniente da Monte Alpi in Basilicata il greggio estratto a Viggiano in Basilicata e che è prevista la costruzione da parte dell’Eni di un altro oleodotto da Taranto a Brindisi per completare in tal modo il ciclo estrazione (in Basilicata) – raffinazione (a Taranto) – lavorazione (a Brindisi) e di un altro verso Nola in Campania; 7) La centrale CET 3 della ISE-Edison all’interno dell’Ilva che utilizza gas di scarico delle lavorazioni siderurgiche per produrre energia è con i suoi 506 MW una delle maggiori a ciclo combinato cogenerativo d’Europa; 8) Il porto industriale della città nel 2006 è stato il secondo d’Italia – dopo quello di Genova – per movimentazione complessiva di materie prime e beni finiti. Nel 2005 aveva superato i 43 milioni di tonnellate movimentate, risultando il terzo d’Italia, dopo Genova e Trieste; 9) Il terminale container dell’Evergreen è uno dei maggiori del Mediterraneo. Dal luglio 2001 ne sono state avviate le attività gestite dalla Taranto Container Terminal S.p.A., società del gruppo Evergreen Marine Corporation di Taiwan. Ciò ha comportato un notevole aumento del traffico complessivo delle navi che hanno raggiunto lo scalo ionico - anche se limitatamente ad attività di transhipment - e positive ricadute economiche sull’intero sistema produttivo della regione Puglia e di quelle limitrofe. Il terminal attende ancora di ricevere dall’Autorità portuale l’ultimo tratto di banchina - come previsto dal contratto di programma a suo sottoscritto con il Ministero dell’economia - per poter ampliare ulteriormente la sua capacità di. movimentazione con altre grandi gru da installare nel sito; 10) Lo stabilimento aeronautico dell’Alenia Composite di Grottaglie è uno dei più grandi d’Europa nel suo comparto. Ne è stata completata la costruzione con la successiva entrata in esercizio per la produzione di parti della fusoliera in fibre di carbonio del nuovo aereo 787 Dreamliner della Boeing, il velivolo passeggeri che la società americana ha lanciato con successo sul mercato dei voli commerciali e che entrerà in servizio a partire dal 2008. Nella stessa città ha avviato da alcuni anni la sua attività la società di manutenzione di aeromobili Atitech, una joint-venture inizialmente costituita fra Sviluppo Italia e l’Alitalia, il cui stabilimento – di recente acquisito da Finmeccanica – ha registrato uno sviluppo occupazionale limitato successivamente a sole 80 unità. 11) Grande importanza hanno inoltre nei rispettivi comparti a livello nazionale gli stabilimenti della Cementir e della Dreher-Heineken. 12) Martina Franca è divenuta nel corso degli ultimi anni una delle capitali meridionali del settore dell’abbigliamento, mentre altre presenze industriali si registrano anche a Laterza, Ginosa e Massafra. - Il tasso di industrializzazione Il tasso di industrializzazione della provincia di Taranto - calcolato con il numero degli occupati nell’industria in senso stretto per mille abitanti nel 2003 - ci rivela che questa provincia si collocava con i suoi 69,3 addetti per 1.000 abitanti: - al 1° posto in Puglia prima di Bari, Lecce, Brindisi e Foggia; - al 5° nel Mezzogiorno, dopo Teramo, Chieti, Isernia e Avellino. - Le esportazioni complessive Per quel che concerne le esportazioni complessive la provincia di Taranto nel 2006, con 2 miliardi e 15 milioni di euro di beni venduti all’estero, si è collocata: - al 2° posto in Puglia alle spalle di Bari; - al 6° nel Mezzogiorno dopo Siracusa, Napoli, Chieti, Cagliari e Bari. - Il valore aggiunto ai prezzi base del settore industriale. Per il valore aggiunto ai prezzi base nel settore industriale - comprendente quello in senso stretto e il comparto delle costruzioni – nel 2003 la provincia di Taranto è stata: - la 2° in Puglia dopo Bari; - la 7° nel Mezzogiorno dopo Napoli, Bari, Caserta, Salerno, Catania e Cagliari; - la 41° in Italia. L’apparato industriale dell’area di Taranto dunque è uno dei maggiori del nostro Paese per dimensioni di stabilimenti, tipologia di settori e proiezioni esportative. Nell’area di Taranto inoltre si sono sviluppate alcune imprese operanti nel comparto impiantistico ed elettromeccanico collegate anche alle manutenzioni ordinarie ed agli investimenti all’interno dell’Ilva, come ad esempio il Cemit Group, la Tecnomec e la Giove, anche se alcune di esse operano anche su mercati internazionali. 2. - Il polo chimico, energetico ed aeronautico di Brindisi: verso un possibile asse Taranto - Brindisi dell’industria di processo. L’area di Brindisi, come accennato in precedenza, è il primo polo d’Italia per la produzione di energia elettrica, grazie ai poco più di 5.000 MW di potenza installata nelle tre centrali dell’Enel a Cerano da 2.640 MW, dell’Edipower e dell’Enipower. A Brindisi e a Ostuni, inoltre, hanno sede gli impianti chimici e per la produzione di materie plastiche della Polimeri/Eni, della Basell, della Exxon Mobil, della Salver, della Telcom e un fiorente indotto di pmi del comparto aeronautico, imperniato sui grandi stabilimenti di AgustaWestland, Avio e Officine Aeronavali. L’Università di Lecce ha istituito presso il Pastis di Mesagne il corso di laurea in Ingegneria a indirizzo aeronautico. A Brindisi opera anche lo stabilimento della multinazionale farmaceutica Aventis-Sanofi. Il territorio dell’area inoltre è caratterizzato da una forte presenza del Politecnico di Bari, in particolare della sua 2° Facoltà di Ingegneria, localizzata a Taranto, dell’Università degli Studi di Bari, che ha decentrato sul territorio corsi di laurea, e di Centri di ricerca di rilievo mondiale quali il Centro di Progettazione, Design e Tecnologie dei Materiali (CETMA) di Mesagne, partecipato dall’ENEA e da aziende private e il centro di Brindisi di Enel Ricerche. Ora ulteriori prospettive si aprono per questa grande sezione industriale della Puglia alla luce di quanto segnalato di seguito. 3. - Analisi di mercato e opportunità di sviluppo Energia ed “Oil and Gas” In conseguenza dell’attuale e del futuro incremento della domanda mondiale di energia, ai differenti attori dell’intera industria del settore energetico sarà richiesto nel medio periodo di: • espandere la capacità di produzione; • adeguare le esistenti e realizzare nuove infrastrutture di servizio e trasporto; • sostituire impianti e infrastrutture a fine ciclo di vita; 2002 2010 2030 Oil (106 bbl/d) 77 90 120 Gas(109 cm/y) 2700 3270 4950 Domanda mondiale di energia (fonte: IEA – International Energy Agency) Nei settori “Oil and Gas” ed energetico sono previsti a livello mondiale notevoli investimenti (50 miliardi di dollari l’anno), sostenuti da una forte crescita della domanda, da un lato, e dalla necessità di ricostituire le riserve strategiche di idrocarburi, dall’altro, (investimenti specifici in esplorazione e sviluppo giacimenti “up-stream”). Inoltre sul versante “down-stream” (raffinazione e petrolchimica) l’alto prezzo del barile spinge le società petrolifere a farne il miglior uso e quindi a sfruttarlo completamente. In particolare settori oggi in grande crescita sono quelli delle tecnologie “mid-stream” del NLG (Liquified Natural Gas) e del GTL (Gas To Liquid). Il consumo di NLG è infatti cresciuto nei tre scorsi anni sino a 130 milioni di t\anno (concentrato negli Stati Uniti e in Asia) e secondo previsioni attendibili duplicherà nei prossimi 7-8 anni. Per quanto riguarda l’NLG l’aumento di mercato è reso possibile sia dall’aumento del numero di nuovi progetti, sia dall’aumento della capacità dei singoli impianti: oggi è di 8 milioni di t\anno, quasi il doppio di quella degli impianti realizzati solo qualche anno fa. In questo senso vi è una sfida tecnologica tuttora aperta. Le aree di Taranto e Brindisi sono destinate ad ospitare entrambe un impianto di rigassificazione – della British gas a Brindisi e della Gas natural nel capoluogo ionico - di eguali capacità di produzione annue (8 miliardi di metri cubi); e tali insediamenti creeranno le condizioni per molteplici effetti indotti in attività collegate all’impiego del gas e delle frigorie derivanti dalla gassificazione del metano liquido. Fonte: Wood Mackenzie Raffinazione La raffinazione è un’industria matura, che oggi per le funzioni di ingegneria e manutenzione ricorre a risorse esterne. I fattori che daranno impulso al settore sono: • aumento della domanda per autotrasporto –specie gasolio; • variazione nel mix di produzione; • continua esigenza di riduzione delle emissioni nocive; • riduzione dei livelli di zolfo nei prodotti per riscaldamento, nei distillati non per trasporto, nei carburanti marini; • ricerca di prodotti alternativi quali biocarburanti, LPG, GTL, emulsioni, idrogeno; • contenimento emissioni ed efficienza dei veicoli per autotrasporto. Fonte: BP Statistical Review of World Energy Un metodo per aumentare la produzione di distillati leggeri consiste nel miglior “utilizzo del fondo del barile”. I prodotti residui del trattamento del petrolio contengono parti pesanti, metalli e zolfo: per trattarli occorrono unità di raffinazione sofisticate, che richiedono materiali speciali e operano a pressioni e temperature elevate. Inoltre una delle spinte alla realizzazioni di nuovi impianti, o alla modifica degli impianti esistenti, è la necessità di ottemperare alle legislazioni mondiali che impongono di arrivare a “zero zolfo” nelle benzine e nei gasoli (entro il 2008). In particolare è possibile individuare delle specificità per i distinti mercati USA ed europeo. Mercato USA • La crescita di domanda di carburanti eccede la capacità di raffinazione. • Poiché l’aumento di capacità di raffinazione è limitato agli impianti esistenti il cui utilizzo rimarrà molto elevato (90-92%), l’importazione di prodotti petroliferi finiti aumenterà. • Riduzione di zolfo sia in benzine che gasoli permarrà fino al 2010. Mercato UE • Crescente disparità fra capacità produttiva e domanda. • Carenza di gasoli ed eccesso di benzine. • La sfida consiste nell’aumentare la capacità produttiva di distillati medi a spese dell’eccesso di benzine. • Fino ad oggi la Russia ha esportato gasoli, ma tale fenomeno tenderà a ridimensionarsi a causa della crescita della domanda interna. Su tutti i mercati gli investimenti futuri potranno essere maggiori poiché i margini sono oggi maggiori consentendo la progettazione e realizzazione di impianti di raffinazione più complessi e sofisticati per utilizzare a fondo crudi più pesanti. Petrolchimica Nella petrolchimica, si prevede che la domanda di prodotti di base possa crescere a tassi elevati ancora nei prossimi cinque anni. Ci sono prodotti come il polipropilene, il PET, e certi tipi di polietilene il cui tasso di crescita sfiora il doppio del tasso di crescita del prodotto lordo a livello mondiale. Polietilene e Polipropilene sono prodotti in impianti della Polimeri/Eni e della Basell insediati a Brindisi. A fronte della crescita della domanda, cresce ora anche la capacità produttiva che, dopo una fase negativa negli ultimi anni, dovrebbe svilupparsi in modo significativo. Le previsioni di redditività per i prossimi cinque anni superano infatti di molto il reinvestimento degli utili nel settore. Siderurgia I consumi di prodotti siderurgici, necessari per lo sviluppo economico, sempre sostenuti ed in forte aumento, hanno richiesto sia un’adeguata crescita quantitativa della produzione di acciaio, sia la creazione di nuovi prodotti di alta qualità. Se da un lato i Paesi meno sviluppati hanno provveduto a dotarsi di capacità di produzione tali da sostenere i loro processi di industrializzazione, i Paesi più sviluppati non hanno però rinunciato alle loro produzioni, ma le hanno potenziate con la creazione di nuovi e più efficienti prodotti ad elevato contenuto tecnologico, a dimostrazione di come sia considerato fondamentale ancora per molti anni il ruolo dell’acciaio nello sviluppo economico mondiale. La crescita della produzione mondiale di acciaio è stata particolarmente intensa negli ultimi decenni, passando da 770 m.t. (1990) a 848 m.t. nel 2000, a 902 m.t. nel 2002 e a 1 miliardo di t. nel 2005. La crescita più rapida si è verificata in Asia dove la produzione di acciaio è passata da 238 m.t. del 1990 a 332 m.t. nel 2000 e a 393 nel 2002. I Paesi dell’Unione Europea hanno proseguito anch’essi sulla via dello sviluppo, portando la produzione di acciaio a 159 m.t. nel 2002, confermandosi come area di produzione efficiente e qualificata e rafforzando così il ruolo fondamentale dell’acciaio nelle loro economie. Nell’Unione Europea l’Italia è da anni il secondo produttore alle spalle della Germania e lo stabilimento di Taranto – che nel 2005 ha prodotto 9,3 milioni di t. di acciaio grezzo – assolve un ruolo fondamentale per il mantenimento di quella posizione. Negli USA la produzione è passata da 90 m.t. di inizio decennio a 102 m.t. nel 2000, per scendere poi a 92 m.t nel 2002. Paesi in rapido sviluppo, come Sud Corea e Taiwan, ma anche India, hanno quasi raddoppiato la produzione di acciaio negli ultimi dieci anni. La Cina è il maggior produttore mondiale dal 1996, quando ha superato il Giappone, e, dal 1990 al 2000 ha raddoppiato la produzione portandola a 127 m.t. e successivamente a 182 nel 2002, superandola ulteriormente negli anni successivi. L’industria della produzione ed utilizzazione dell’acciaio, settore sicuramente più “tradizionale” e radicato sul territorio, pertanto, richiede anch’essa un inevitabile sforzo di adeguamento per poter affrontare nuovi segmenti di mercato e confrontarsi, da un lato, con la crescente concorrenza degli altri produttori presenti sul mercato UE e, dall’altro, con una crescente e decisa concorrenza internazionale da parte di produttori di Paesi Terzi molto aggressivi sul mercato UE e mondiale, che si prevede non subirà sostanziali flessioni nei prossimi anni e che anzi manifesterà secondo le previsioni dell’IISI – International Iron and Steel Institute, un’ulteriore espansione della domanda. In tale fase di crescita dei mercati globali presi in esame, l’intero sistema produttivo regionale e le imprese di servizio ad esso collegate hanno una grande occasione di sviluppo. E’ necessario inoltre ricordare che il ‘fattore-ambiente’ ha assunto progressivamente, nelle politiche comunitarie e conseguentemente in quelle italiane, il ruolo di importante criterio di selezione delle tecnologie di processo e dei prodotti nei cicli produttivi, indirizzando in modo deciso le scelte progettuali verso l’eccellenza tecnica e l’innovazione. A tal proposito è sufficiente ricordare la Direttiva 96/61/CE, nota anche come direttiva IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) strumento di cui l'Unione Europea si è dotata per mettere in atto i principi di prevenzione e controllo dell'inquinamento industriale e di promozione delle produzioni pulite, valorizzando il concetto di "migliori tecniche disponibili". La necessità pertanto di investimenti in nuove tecnologie necessarie all’adeguamento dei sistemi di produzione alle rinnovate sfide di mercato, tecnologiche ed ambientali in tutte le fasi del ciclo di vita (dalla progettazione, alla realizzazione, alla gestione ed alla dismissione) è estremamente elevata. Le tecnologie produttive devono adattarsi alle circostanze emergenti mediante un processo di innovazione continua e sono noti al riguardo la capacità produttiva del sistema regionale e l’ingegno “meccanico” della tradizione impiantistica locale. Ciò tuttavia non sempre è sufficiente. Al fine di confrontarsi con tali nuove sfide ed opportunità, il territorio e le imprese che al suo interno operano, hanno necessità di un programma di sviluppo di medio-lungo periodo, ben definito, con obiettivi chiari e condivisi, di strumenti flessibili ed efficaci, risorse consistenti e soprattutto certe nel tempo. Fortunatamente, vi è oggi una diffusa consapevolezza della centralità della ricerca e dell’innovazione per migliorare la competitività e generare sviluppo industriale. 4. - Verso un sistema integrato fra imprese e centri di ricerca. Occorre pertanto costruire veri rapporti di collaborazione, definiti in un sistema integrato in cui le imprese e gli attori della ricerca pubblica e privata lavorino congiuntamente, in modo strutturato e ampio e non isolato ed episodico. 4.1 - Attività previste per un possibile distretto. Sulla base di quanto esposto, si ritiene possibile - per supportare lo sviluppo economico del grande apparato industriale ionico, partendo dal territorio locale, ma guardando anche ad altre province della regione e alle necessità di altre economie industriali del Mediterraneo - l’istituzione di un distretto produttivo che, offrendo sensibili vantaggi competitivi alla regione, si stima possa determinare rilevanti ricadute in termini occupazionali, soprattutto per figure di eccellenza del mercato del lavoro. Sulla base della definizione di distretti produttivi presente nella Legge Finanziaria 2006 e nella legge approvata nell’agosto del 2007 della Regione Puglia, tale distretto è da intendersi come libera aggregazione di imprese (per la quale dunque è necessaria ed auspicabile l’adesione dei grandi gruppi e dello loro aziende presenti sul territorio, come ad esempio Ilva, ENI, Finmeccanica, Enel, Edison) con l’obiettivo di accrescere lo sviluppo delle aree e dei settori di riferimento e migliorare l’efficienza nell’organizzazione e produzione, secondo i principi della sussidiarietà verticale ed orizzontale, anche individuando modalità di collaborazione con le associazioni imprenditoriali. Del resto lo stesso Protocollo d’intesa fra Regione Puglia e Finmeccanica muove nella direzione di favorire tutte le sinergie possibili fra le aziende che ad essa fanno capo, le pmi locali, le Università e gli centri di ricerca insediati in Puglia. Tale distretto produttivo lo si dovrebbe intendere quasi come un distretto tecnologico, per l’importanza delle attività di ricerca e sviluppo da svolgere in esso, per la potenziale estensione funzionale ad altre aree, non necessariamente confinanti, per l’allargamento alle esigenze di altri apparati industriali con caratteristiche ed esigenze innovative similari, ed infine per l’apertura ad altri Paesi e ai loro sistemi produttivi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. Peraltro, si ricorda che tali attività ad elevato valore aggiunto sono essenziali al fine di produrre vantaggio competitivo, e cioè per conferire all’area interessata la capacità di mantenere la propria competitività nel medio-lungo termine. I distretti tecnologici non risultano territorialmente definiti e possono essere considerati dei macro-distretti regionali e interregionali. Facendo leva sulla presenza a Taranto (e nella vicina Brindisi) di industria di processo (Ilva, Agip/ENI, Cementir, Polimeri/Eni, Basell, Enel, Edipower), nonché di insediamenti industriali che realizzano processi produttivi complessi caratterizzati da tecnologie avanzate (si pensi alla Marina Militare, al coinvolgimento possibile di Fincantieri e alla presenza del comparto aerospaziale dell’Alenia e della Alcatel Alenia Space), si potrebbe realizzare nel distretto lo sviluppo di attività a supporto dell’ingegneria impiantistica, di quella aeronautica ed aerospaziale e del settore navalmeccanico. In particolare, la domanda proveniente dalle grandi industrie, la presenza sul territorio dell’Università e del Politecnico di Bari, dell’Università di Lecce, del Cetma, del Centro di Enel ricerche, di società di servizi di ingegneria, crea le condizioni essenziali per lo sviluppo e/o la partecipazione alla costituzione in loco di centri di eccellenza di servizi di ingegneria, ai fini dell’istituzione di un distretto di importanza nazionale e internazionale. In tal senso sarebbe auspicabile la disponibilità delle grandi imprese a: (1) esprimere domanda verso il costituendo distretto e; (2) farsi parte attiva dell’offerta da parte del distretto (ad es. favorendo la costituzione di proprie divisioni o spin-off). La proposta enunciata è trasversale ad altre, sia per attività in favore dell’industria leggera diffusamente presente nell’area ionico-salentina (Martina Franca, Castellaneta, Nardò, Galatina, Casarano, Tricase) sia in favore di altri settori dell’industria pesante e della logistica di Taranto. La costituzione del distretto avverrebbe attraverso la creazione di una società consortile a capitale misto, che aggreghi Enti pubblici, Università, banche e Società industriali. 4.2 - Benefici per le imprese del territorio e di Paesi mediterranei. Si ritiene che l’istituzione di un distretto sia un’importante opportunità di business per le imprese operanti sul territorio e una grande risorsa che, a partire dal grande polo industriale tarantino, le Istituzioni e le imprese del territorio porrebbero a disposizione dell’economia nazionale, europea e mediterranea. Le grandi imprese, soprattutto dell’industria di processo e del settore navalmeccanico, potrebbero usufruire delle attività di ricerca sviluppate nell’ambito del distretto e potenziare le proprie divisioni dedicate, sfruttando le sinergie con gli altri soggetti attivi. Le piccole e medie imprese locali, a loro volta, trarrebbero rilevanti benefici dalle attività di ricerca e sviluppo realizzate all’interno del distretto, non avendo spesso singolarmente capacità e risorse (soprattutto in termini di competenze e capitali) da dedicare all’innovazione. Lo sviluppo di società di servizi di ingegneria sarebbe fortemente stimolata, in modo da consolidare le esistenti competenze, peraltro utili non solo per i settori direttamente coinvolti. Si potrebbe, fra l’altro, contribuire in tal modo alla rinascita nell’area ionico-salentina della grande tradizione ingegneristica ed impiantistica dell’Italimpianti e della Belleli Off-shore che portarono alla ribalta mondiale il nome e le capacità realizzative di dirigenti, tecnici e maestranze del polo industriale internazionale di Taranto. Così come si potrebbero riavviare le ricerche sulle nuove tipologie di acciai portate innanzi per lunghi anni dal Centro ricerche sui materiali facente capo all’Iri. La partecipazione di Università e centri di ricerca pubblici e privati permetterebbe di creare e/o rinsaldare legami tra mondo accademico ed imprese, che rappresenta spesso, a livello nazionale e regionale, un punto debole delle strategie di innovazione. 4. 3 - Soggetti da includere nel distretto. Sulla base delle esperienze vissute da realtà analoghe, si auspica la partecipazione dei seguenti enti, associazioni, organismi e società: • Regione Puglia, • Provincia di Taranto, • Comune di Taranto, • Confindustria Puglia, • Confindustria Taranto, • Camera di Commercio di Taranto, • Autorità Portuale, • Arti – Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione, • Marina Militare Italiana, • Taranto Container Terminal S.p.A., • Ilva S.p.A., • ENI S.p.A., • Alenia Aeronautica S.p.A., • Fincantieri S.p.A., • Finmeccanica S.p.A., • Università degli Studi di Bari, • Politecnico di Bari, • Università di Lecce, • Associazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL), • CNA, • Confapi, • Confartigianato, • un’istituenda agenzia locale di sviluppo pubblico-privata, • uno o più Istituti di credito, • centri di ricerca (ENEA, CNR, CETMA, ENEL RICERCHE), • Sviluppo Italia/ Sviluppo Italia Puglia, • Organismi cooperativi, • tutti gli altri soggetti industriali interessati. Considerazioni conclusive Per le dimensioni delle imprese e dei gruppi industriali potenzialmente partecipi del distretto, per i comparti produttivi coinvolgibili, per la qualità delle ricerche avviabili, per il numero e il prestigio dei centri scientifici aggregabili, ed anche per la proiezione internazionale delle sue attività di ricerca applicata, sarebbe verosimile considerare questo distretto generato dal polo industriale internazionale di Taranto come il più importante della Puglia e fra i maggiori dell’intero Paese. prof. Federico Pirro Università di Bari