Attualitā


Ciro Galisi

Rapporto tra poesia e religione cristiana

 

 

 

 

Dio e il poeta

Ci sono cose che persino Dio

Ignorava

Fino a quando il poeta

non le ha dette

voleva che fosse lui a scoprirlo

perché libertà e bellezza

si fidanzassero felici

sotto i suoi occhi prima che la Verità

le sposasse   entro la luce che le eterna -

Ci sono cose che il poeta

preferisce tacere

perché il silenzio le custodisca meglio

fino a quando la sete imperiosa

dell'uomo

le rapisca alla roccia riarsa

del deserto

Marcello Camillucci

 

 

Il rapporto tra poesia e religione  cristiana è  - come direbbero i matematici - un sottoinsieme del rapporto tra poesia e poesia religiosa in genere, dove si coniuga il sentimento del divino intrinseco in ogni uomo con l'espressione poetica.

Giambattista Vico sottolinea questo legame tra poesia e religione quando parla di "poeti teologi"[1].

L'uomo, infatti,   è capax Dei, nel senso che, fin dall'inizio, la sua ricerca di Dio si è espressa in molteplici modi, attraverso credenze e comportamenti religiosi: preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, e arte nella sue varie manifestazioni.  Il prof. Concetto Marchesi scriveva a suo tempo che "Le origini della poesia si fondono spesso con i canti e i rituali religiosi".

Se poi la categoria del sacro non viene individuata in una precisa dimensione confessionale, si può considerare poesia religiosa, ad esempio,  anche quella di Montale, (che non aderì mai espressamente a nessun credo religioso)  e   quella che  non parla nemmeno di Dio ma è capace di andare oltre.  David Maria Turoldo diceva che la poesia più religiosa che esista è L'infinito di G. Leopardi, perché la creatura è desiderio d'Infinito, nostalgia di un Altrove: agostinianamente potremmo ripetere "Ci hai fatti per Te, Signore".

Dunque tutto ciò che è un fatto di anima o si svolge nell'ambito della coscienza, se manda fremiti o armonie, è pura poesia e poesia religiosa, perché l'anima, immagine di Dio, rende sacro il canto.

Petrarca scrisse che "la poesia, in quanto vera poesia, è sempre sacra scrittura".

Nello stesso  mondo pagano la poesia fu sempre una cosa sacra, un'attività divina.

Già   Omero   domanda ispirazione alla Musa

Cantami, o Diva, del Pelide Achille (Iliade);

Musa, quell'uom di multiforme ingegno dimmi (Odissea);

 

Virgilio dichiara

Et me fecere poetam, Pierides  (Bucoliche);

Orazio  si definisce    musarum sacerdos (Odi );

e Cicerone afferma :Ennius sanctos appellat poetas e poi: accepimus poetam quasi divino quodam spiritu inflari (Pro Archia.)

"Una religione è vera quanto l'altra" sosteneva Robert Burton, scrittore inglese del Seicento.

Mai come oggi,  nell'epoca della multiculturalità e della tolleranza, questa frase risulta veritiera.

Ciascuna religione, dalle più primitive alle più moderne, assolve il ruolo di ricerca di contatto dell'umano con il divino, con i propri principi, le forme di devozione, i riti, le festività, le preghiere. Vi sono, pertanto poesie, che  spesso sono preghiere e inni, relative a civiltà diverse nel tempo e nello spazio. Ricordo, per indicarne qualcuno,  l'Inno Ashanti dell'Africa occidentale, quello sumerico alla Dea Ishtar, al Dio Sole, egiziano ,a Shi-King  cinese,  i canti degli Indiani d'America   [2] ed, infine, i Salmi di Davide, che sono un monumento di poesia e di fede che rispecchiano l'anima religiosa di Israele  ed il Canto dei cantici  di Salomone, che è un vero poema d'amore appassionato ed esplicito tra due giovani, assunto dai profeti come parte integrante della Rivelazione a significare i rapporti tra Dio e Israele.

Enzo Bianchi,  nel suo "Poesie di Dio" individua almeno quattro campi ai quali fare riferimento per parlare di "poesia della fede"[3].

Un primo campo comprende le poesie che fanno riferimento diretto alla divinità, che possiamo definire della devozione.

Un ulteriore aspetto riguarda l'immagine che il poeta riferisce alla divinità: può essere la divinità che consola, che punisce, che partecipa alle pene umane o che esprime la sua grandezza nel distacco delle cose terrene. E' il campo dell'immagine.

Non vanno tralasciati i poeti che esprimono la propria religiosità sviluppando i temi dell'incompiutezza della propria natura, della condizione umana, dell'aspirazione alla elevazione, della pace, della morte. E' il settore dell'introspezione.

Altri poeti ,ancora, ritrovano la propria religiosità nell'osservazione della natura, nell'intimo contatto con i suoi elementi, vissuti come tranquilla manifestazione della grandezza divina. Ci riferiamo alla ricerca di Dio nella natura. In questo caso più che di "poesia religiosa" che esprime per immagini le certezze della fede, si può parlare di "religiosità della poesia" che attraverso immagini sensibili si innalza al divino rintracciando nella natura le orme e le tracce del Creatore (coeli narrant gloriam Dei -Sl 18,2-)[4].

Prima di accennare alla poesia cristiana mi soffermerò  brevemente su due questioni:

-                      E' poesia quella religiosa?

-                     Vi è rapporto tra poesia e preghiera ?

Per quanto riguarda il primo interrogativo  ricordo che la concezione crociana  ritiene che vi sia  un sostanziale contrasto fra poesia e religione, non superabile che nello "sperdimento" o risoluzione "umanante"  della prima nella seconda[5].

Secondo questa  critica un credente non può essere un poeta. Il cattolico, si sostiene, è legato al dogma e quindi non può fare letteratura.  A voler essere consequenziali un credente non potrebbe fare nemmeno pittura, scultura, musica. Lo stesso Croce, infatti, nel saggio relativo al Quattrocento, un secolo che giudicò senza poesia, ebbe ad affermare che la mancanza di poesia fu dovuta alla mancanza di personalità poetiche e non di "materia poetica", che questa - disse - " non è altra che quella che la personalità poetica rende poetica e crea; sicché nel mondo di tale materia ce n'è sempre quanta se ne richiede o non ce n'è nessuna, secondo che intervenga o no l'azione creatrice"[6].  Dal che, se uno è poeta, può scrivere vera poesia sia religiosa che profana!

"I' mi son un, che quando/ Amor mi spira, noto, e a quel modo/ ch'e' ditta dentro vo significando" risponde Dante a Bonagiunta  da Lucca (Pg 24, 52-54).

Il Carducci,  "Scudiero dei classici", chiude la lunga ode "La chiesa di Polenta" con la stupenda celebrazione dell'incanto dell'Ave Maria" , dove il sommovimento e il sospiro sono troppo veri per essere considerati solo letteratura.   

La verità è, dunque,  che, come sostiene  il padre gesuita Ferdinando Castelli, quando la fede non è ritualismo, bensì esperienza profonda, ecco che può far nascere grandi opere.

C'è una poesia religiosa pronta al concreto richiamo di una committenza - un popolo, una Chiesa - e una che di solito non ha altro committente se non la nuda ispirazione del suo stesso autore.

Vi sono, poi,  moltissimi poeti non credenti che, per un attimo, di fronte al Natale, ad esempio,  hanno sentito la presenza del mistero del Figlio di Dio che si fa uomo, nella storia dell'uomo, per salvare l'uomo.

Il sentimento religioso, inoltre,  "è tutt'altro che riduttivo, se è vero che indica un'apertura dell'umano sul suo continuo trascendersi, fino alle soglie del divino. Dio non è morto, anche se il suo silenzio, nel grande frastuono del mondo, sembra farsi più fitto e impenetrabile. Anche la poesia non è morta, e per questo non cessa di interrogarLo, con la voce della preghiera o della disperazione. Nel tempo della notte del mondo - ha scritto Heidegger - i poeti, cantando, inseguono il sacro".   (Cristini)[7].

Osserva il teologo Rahner [8] "La parola poetica è più originaria, più completa, più viva di quella di alcuni teologi, che vanno fieri proprio del fatto che non sono poeti. Ahimé! Dove sono mai i bei tempi nei quali i grandi teologi erano anche poeti e componevano inni?" I poeti, non solo i sacerdoti, sono "ministri della parola". "Quando la Parola di Dio tocca la sua massima altezza espressiva, e quando si immerge nell'abisso del cuore umano, essa è una parola poetica".

I grandi poeti religiosi, d'altra parte,  sono tali perché giudicati sul piano estetico-letterario e non  su quello della testimonianza storica o morale. Non è, infatti, una garanzia sul piano letterario essere preti-poeti. "E' una gran signora la poesia/ e capita di rado in sacrestia", scrive il poeta polacco Janusz Pasierb. Grandi eccezioni comunque ci sono:  Jacopone da Todi, s. Giovanni della Croce,Wojtyla, Turoldo Rebora, Hopkins , per citarne alcuni.

Nel sentimento religioso e nell'ispirazione poetica  è possibile riconoscere, sottolinea  padre Spadaro, critico letterario de "La Civiltà Cattolica", alcuni gesti profondi comuni: il raccoglimento, il ritmo di attività e passività, di iniziativa e di accoglienza della gratuità di una "visita". Esiste un'analogia e una continuità fra le due esperienze a tal punto che un grande studioso di mistica e di poesia,  l'abbé Henri Bremond, si rivolse proprio all'esperienza mistica per chiarire la natura dell'esperienza poetica, per cui - e siamo al secondo interrogativo -  ogni poesia è preghiera[9], intendendo per preghiera una composizione animata da un senso di vissuta religiosità, da un desiderio di una comunicazione col divino[10].

Pur essendoci molti esempi di preghiere poetiche e di poesie oranti, non tutti però concordano con questo assunto , in primo luogo perché il carattere proprio dell'esperienza poetica è quello di essere comunicabile ed in questo senso il poeta si avvicina più al profeta che al mistico, perché il profeta ha il compito fondamentale di comunicare ciò che ascolta o ciò di cui fa esperienza, e poi  perché  i poeti, quando scrivono, non sempre sentono di pregare. La poesia così intesa resterebbe in una sola direzione, come termine unico e finale, e il concetto di religione acquisterebbe confini certamente abusivi. Al contrario, nonostante certa qualificata critica, la poesia, come qualunque altra manifestazione artistica, può elevarsi fino ad essere colloquio aperto o anche appena accennato  con Dio. Il sentimento religioso, inoltre, non si manifesta soltanto con la preghiera umile, [...] ma anche con un grido improvviso e incontrollato che erompa dal cuore del poeta e si elevi a Dio. Sarà esso   una meraviglia sognante fra le bellezze del creato o ansia di solitudine fra i rumori umani o ribellione improvvisa che si placa, o sorpresa ingenua, o conquista, o relazione anche strana e inconclusiva che si stabilisce tra l'effimero e l'eterno[11].

 Ricordo in proposito che il  beato G.P. II ha pubblicato, fra gli altri,  due libri, uno intitolato "Poesie", l'altro "Le mie preghiere".

Venendo alla  poesia cristiana essa parte, ovviamente,  da Cristo  che con  la  sua venuta  ha messo  nel suo programma  la ricomposizione dell'universo sbandato, il rinnovamento  di ogni cosa in Lui   (Ef 1,10) ed in modo eminente la poesia, perché il Verbo  inserendosi nell'umanità,  non ha solo portato o rafforzato l'ispirazione ma propone se  stesso come parola o musica eterna che risuona nel tempo.

Il cristianesimo è una religione universale, presente in misura diversa    in ogni regione della Terra dove abbiamo da sempre esempi di poesia cristiana.

Nella  mia silloge mariana "Umile e alta - La Vergine nella poesia di tutti i tempi" vi sono poesie che vanno dai primi secoli del cristianesimo fino ai nostri giorni di poeti, anche "maledetti",  di ogni nazione e continente.

Questo perché, come osservava il beato Newman, la "Religione Rivelata ha da essere singolarmente poetica e tale è in effetto. Presso i Cristiani la visione poetica delle cose è un dovere, e noi siamo tenuti a stendere sopra ogni cosa i colori della fede" E ancora: "Che cosa è la Chiesa cattolica contemplata nel suo aspetto umano se non la disciplina degli affetti e delle passioni, che cosa sono le sue ordinanze e pratiche se non la regolata espressione d'intensi e profondi e torbidi sentimenti e così una purificazione, come direbbe Aristotele, dell'anima inferma?"; egli vedendo  così nel Cristianesimo non soltanto la fonte perenne e unica della verità, ma anche una sorgente d'ispirazione poetica, ravvisava in esso tutti i caratteri della "poeticità".  Così come  la poesia pagana fu essenzialmente mitologica, quella cristiana di tutti i secoli è tipicamente simbolica, ed ha il primo e suo grande modello nelle parabole evangeliche[12].

Ed ecco  una veloce carrellata della sola poesia cristiana (cattolica) italiana. Roma e l'Italia, non dimentichiamolo, hanno avuto da Dio il privilegio di essere il baricentro della cristianità dove Pietro, Paolo e uno stuolo di Martiri hanno versato il sangue per il Vangelo e qui il sentimento religioso cristiano è all'origine della  nostra letteratura. La stessa casa di Nazaret è stata trasportata dalla terra di Cristo a quella del suo Vicario.  L'identità vera e profonda dell'Italia è, infatti, inequivocabilmente cattolica e le prove le abbiamo non solo negli itinerari di fede, nelle attività sociali ma anche nella cultura e nell'arte.  Qui - affermò Mario Luzi " La poesia porta acqua al mulino della religione, fornisce rivelazioni, intuizioni, testimonianze, rinnova le fonti della meditazione".

Certo, la storia della poesia religiosa  ha molti capitoli. Intesa laicamente è una poetica di buoni sentimenti. Tutti si possono imbarcare facilmente. Ma se intendiamo la poesia religiosa nel significato cattolico e sacramentale pochi sono i testimoni. ( Grisi )[13].

Della poesia  cristiana latina che inizia con l'Anonymi carmen de laudibus Domini (un'opera in esametri di 148 versi del I secolo)  ricordo solo le  liriche dell'Arcivescovo di Salerno, Alfano I, universalmente ritenuto il miglior poeta lirico del secolo XI, "di cui si leggono ancora, per la virgiliana finezza, gli inni alla Vergine, ai martiri e l'ode a Montecassino"[14]. Ed ecco  il Libro delle tre scritture (la negra, la rossa e la dorata) di Bonvesin da la Riva e il De Jerusalem coelesti e il De Babilonia civitate infernali di Giacomino da Verona che scrissero in versi l'oltretomba prima di Dante.

Segue  Francesco d'Assisi che col Cantico di Frate  Sole "ci dona per primo la voce della preghiera alla poesia italiana".

Tra le molti Laudi che si diffusero nel XIII secolo famose sono quelle di Jacopone da Todi tra cui il notissimo Pianto della Madonna. "Per vedere a quali estremi di dolcezza e di forza giunga la sua poesia ,si legga la "Contenzione in fra l'anima e il corpo" o "De la contemplazione de la morte et incinerazione contra la superbia".

Dante Alighieri, si sa, con la sua Commedia, chiamata divina dai posteri, descrive la storia allegorica di un viaggio oltremondano che lo porta dal peccato alla visione di Dio per intercessione della Vergine Maria.

E alla Vergine Maria si rivolge il Petrarca alla fine del suo Canzoniere. Si noti che il  numero d'ordine 366, che ci ricorda il massimo dei giorni di cui può essere composto un anno solare, in questo caso è assunto a simbolo dell'intero arco della vita umana. Petrarca, quindi, conclude il suo viaggio come Dante  nel nome di Maria.

Il grande novelliere Boccaccio rivolse pochi versi alla Vergine (tre sonetti, un poemetto di 154 versi) ma che in uno a tutta la sua produzione letteraria ci rivelano pensieri e sentimenti di spiritualità cristiana.

Di grande ardore mistico sono pervase invece le Laudi di Bianco da Siena,  la cui lirica " resta al di sopra di certe  coeve rimerie toscane [...]  e per riudirne la voce bisogna arrivare al Quattrocento a Feo Belcari e a Leonardo Giustiniani".    

Poemi cristiani sono il De partu Virginis e il De morte Christi domini lamentatio di Jacopo Sannazaro .

Saltando a piè pari al clima spirituale della Riforma troviamo Torquato Tasso che celebrò il motivo religioso delle Crociate. Di questo poeta ricordo oltre la Gerusalemme liberata,  le Lacrime di Maria Vergine  e Mondo creato.

Del periodo barocco ricordo Giambattista Marino, che con la sua vasta produzione poetica fu "conside-rato dai coetanei la voce più ferma e melodiosa del secolo", il fiorentino Vincenzo da Filicaia a cui la vittoria cristiana sui Turchi del 1683 ispirò sei Canzoni in occasione dell'assedio e la liberazione di Vienna, che lo resero famoso.

"Colui che espresse a meraviglia le invenzioni e i contrasti del Settecento fu Pietro Metastasio, il più grande poeta melodrammatico d'Italia".  Tra le tante azioni sacre ricordo la Passione di Gesù Cristo, SantElena al calvario, La morte di Abele, Giuseppe riconosciuto, Betulia liberata .

In una panoramica seppur  breve non può essere tralasciato il nome di s. Alfonso Maria de' Liguori, non  tanto  perché riposa a due passi da noi, quanto  perché  le sue poesie religiose sono  dei piccoli capolavori[15].

"Facile agli entusiasmi e pieghevole al fluttuare delle vicende politiche, il neoclassicismo  di  Vincenzo Monti, che elogiò e servì [...] tutti i governi non poteva non cantare il Cristianesimo". La sua poesia religiosa  registra moltissimi componimenti, tra cui Visione di Ezechiello, Sopra i dolori di Maria Vergine, De Christo nato.

"I migliori caratteri del Romanticismo italiano si pongono e quasi s'identificano con l'opera di Alessandro Manzoni [...] Ritrovata la fede, l'apologetica francese del Seicento gli divenne familiare. La sua coerenza si rivelò negli Inni sacri: con la fede trovò contemporaneamente il linguaggio delle lettere, il bisogno di entrare nel mistero religioso, secondo la linea della vita cristiana, nel significato di mistero  e di letizia, di cui la liturgia è dispensatrice durante le festività dell'anno [...]  La critica ottocentesca [...] colse l'armoniosa fusione dell'elemento dogmatico con quello lirico che, nella Pentecoste, il più ispirato e commosso, s'innalza nel potente corale di tutti i credenti".

Il Novecento sul piano poetico è segnato da due fattori predominanti:  la straordinaria abbondanza di poeti ed il tentativo di cercare  nuove forme letterarie. C'è da considerare inoltre che soprattutto in questo secolo e soprattutto in Italia, nazione cattolica per eccellenza, la scrittura di argomento cristiano è stata,   tenuta ai margini della cultura e della critica, quasi che scrivere  del sentimento religioso fosse considerato sterile abbandono sentimentale e rifiuto aprioristico del pensiero riflessivo; in proposito in  una intervista del 1959  il noto drammaturgo di area cattolica Diego Fabbri così  si espresse:" Non è affatto comodo fare lo scrittore cattolico. Si rischia per lo meno di non essere considerato  scrittore dai laici, e di non essere considerato cattolico dai cattolici". E Dino Buzzati rincarò la dose affermando che la sua "quotazione sarebbe stata assai maggiore se fosse in fama di filocomunista"[16].  Comunque  in ambito religioso,   tra i  tanti che  in modo più o meno sentito e più o meno esteso hanno composto versi a carattere religioso,  ricordo Clemente Rebora, Camerana, Ada Negri, Papini, Ungaretti,Testori, Padre Turoldo, Mario Luzi,  il beato Giovanni Paolo II, Manacorda e Alda Merini[17].

Concludo  segnalando un  fenomeno di particolare rilievo  che riguarda il rapporto tra poesia e liturgia. La liturgia cristiana è stata spesso accompagnata o seguita dalla poesia che ad essa si ispira, fino, in qualche caso, a costruire una vera e propria "liturgia poetica". E' sufficiente ricordare che nella Liturgia delle Ore sono stati introdotti inni e poesie di autori non ecclesiastici come Dante e Manzoni, in Italia; Claudel, in Francia; Rilke, in Austria; Dumbar e Belloc, in Inghilterra.

 



[1] Cfr. F. NICOLINI (a cura di), La Scienza Nuova, Bari 1928); si veda anche M. BALLARINI, Teologia e letteratura: alla ricerca di un rapporto perduto, in Atti del Convegno Nazionale Università Cattolica di Brescia, Landolfi ed. 2012; C. DI LEGGE, Il signore delle due vie - Poetica dell'esperienza originaria, Salerno-Roma 1999; U. COLOMBO, (a cura di), Letteratura e teologia, Firenze 1963; P. PIFANO, Tra teologia e letteratura, Paoline 1990;

[2] Cfr A. BOUQUET, Breve storia delle religioni, Mondadori

[3] Cfr.E. BIANCHI ( a cura di), Poesie di Dio, Einaudi Tascabili

[4] Cfr. G. DRAGONI, La poesia religiosa, in L'educatore, n. 19/2003; J. DUCHENSE,  Histoire chrétienne de la littérature, Ed. Flammorion; G. GETTO, Letteratura religiosa, Firenze 1967, 2 voll.; M. SAVINI, Poesia religiosa italiana. Dalle origini al ‘900, Piemme; G. LANDOLFI,  La poesia e il sacro alla fine del secondo millennio, S. Paolo 1996;

[5] Cfr. B. CROCE, La poesia, Bari 1943 e V. COLOMBO (a cura di), Letteratura e teologia, Azzate 1983

[6] Si veda La Critica n. 30-1932

[7] Cfr.G. CRISTINI, Appunti sulla poesia religiosa del nostro tempo;  C. CAVALLERI, Letteratura cristiana e cattolica: definizione e prospettive,  in Atti del Convegno Nazionale Università Cattolica di Brescia, Landolfi ed. 2012;  F. GRISI, Scrittori  cristiani (volenti o nolenti), Piemme 1995; P. PIFANO, Anche i miscredenti ne sentono la presenza, in Il Rosario e la nuova Pompei, n. 5/6, 1992

[8] Cfr. K. RAHNER, Sacerdote e poeta, in La fede in mezzo al mondo, Paoline 1963

[9] Cfr. A. SAVIANO, Preghiera e poesia, Messaggero 2000);  G. LANDOLFI, Così pregano i poeti, S. Paolo

[10] Cfr. V. VOLPINI, La preghiera nella poesia italiana, Caltanissetta-Roma-Sciascia 1969;

[11] Cfr.  N.  RUGGIERO, Papini, Giuliotti, Rebora. Ansia di dio e religiosità in tre grandi poeti del Novecento, in Presenza

[12] Cfr.  A. GUIDI, Poeti cattolici dell'Inghilterra moderna, Roma 1947

[13] Cfr. G. GRISI, Fede e Bellezza in Secolo d'Italia 3/6/1997

[14] Ogni virgolettato che seguirà è tratto da  G. FALLANI, Letteratura religiosa italiana,  Le Monnier  1963; C. MOSCHINI - E. NOVELLI, Storia della letteratura cristiana greca e latina, Morcelliana Brescia;

[15] Cfr. R. NICODEMO (a cura di), Canzoncine spirituali,    Materdomini (AV) 1996

[16] Cfr. L. BIONDI, La letteratura al servizio di Maria, in L'Incoronata Aprile-Giugno 2004

[17] Per il Novecento cfr. Scrivere, nel nome del Padre, colloquio con Carlo Bo di Giovanni Piccioni, in  Fondazione Liberal 8-2001;  P. MAFFEO, Poeti cristiani del Novecento, Ed Ares 2006;  M. CAMILLUCCI, Correnti spirituali e religiose nella lirica del Novecento, in "I problemi di Ulisse", Firenze  1960, VI (sett.).