Diritto
Giovanni Galisi
Il concetto di antropocene rappresenta una delle categorie più discusse e significative del dibattito contemporaneo. Con esso si indica l'epoca geologica in cui l'azione umana è divenuta capace di incidere profondamente sugli equilibri climatici, biologici e geomorfologici della Terra. Questo tema è stato al centro di un importante dialogo tra il professor Domenico Amirante, docente di Diritto pubblico comparato e diritto dell'ambiente, e il professor Emilio Padoa Schioppa, ecologo e storico dell'ambiente.
L'incontro ha evidenziato come la crisi ecologica contemporanea non possa essere affrontata da una singola disciplina, ma richieda un confronto costante tra diritto, ecologia, economia, storia e filosofia.
Secondo Emilio Padoa Schioppa, il termine "antropocene" compare ufficialmente nel 1999 grazie al premio Nobel per la chimica Paul Crutzen[1]. Lo scienziato propose di superare la nozione di olocene, sostenendo che l'uomo fosse ormai divenuto una forza capace di modificare il sistema Terra.
L'idea, tuttavia, non nasce improvvisamente. Già nell'Ottocento il geologo Antonio Stoppani aveva intuito che l'umanità stesse assumendo un ruolo geologico[2]. Successivamente altri studiosi ed ecologi svilupparono riflessioni analoghe.
Oggi il dibattito scientifico non riguarda più tanto l'esistenza dell'antropocene, quanto piuttosto il momento esatto in cui questa nuova epoca abbia avuto inizio.
L'antropocene implica un cambiamento radicale di prospettiva: l'uomo non può più considerarsi separato dalla natura, ma deve riconoscersi come parte integrante degli ecosistemi. Le sue azioni producono effetti globali sul clima, sulla biodiversità e sugli equilibri ecologici.
Domenico Amirante ha spiegato come il concetto di antropocene abbia avuto un impatto profondo sulle scienze sociali e giuridiche[3]. La tradizionale separazione tra natura e cultura, tipica della modernità occidentale, risulta ormai insufficiente.
Secondo il giurista, il diritto deve oggi ripensare le proprie categorie fondamentali. Non basta più tutelare esclusivamente gli interessi umani: occorre riconoscere la centralità della natura, degli ecosistemi e delle generazioni future.
In questa prospettiva assume particolare importanza il concetto di responsabilità. Se il Novecento è stato definito l'epoca dei diritti, il XXI secolo deve diventare il tempo delle responsabilità collettive.
Il diritto dell'antropocene, definito anche "diritto resiliente", deve essere capace di adattarsi alle trasformazioni climatiche e ambientali senza rinunciare alla prevenzione. Per questo motivo non è sufficiente limitarsi a contrastare il cambiamento climatico: è necessario anche sviluppare strategie di adattamento.
Nel corso dell'incontro Amirante ha individuato quattro limiti fondamentali del diritto ambientale tradizionale.
Il primo è il carattere emergenziale: l'ambiente viene preso in considerazione solo quando il danno è già evidente.
Il secondo è il carattere inflazionistico: esistono troppe norme scollegate tra loro, spesso prive di coordinamento.
Il terzo riguarda la dipendenza eccessiva dai tecnici e dagli esperti. La scienza è fondamentale, ma non può trasformarsi in uno strumento utilizzato per giustificare decisioni già prese.
Infine vi è la sottovalutazione della dimensione sociale dell'ambiente. Ogni scelta ambientale produce conseguenze economiche, culturali e sociali che devono essere considerate attentamente.
Secondo il docente, il superamento di questi limiti richiede una nuova visione costituzionale dell'ambiente.
Uno dei temi centrali del dibattito è stato il ruolo della Costituzione nella tutela ambientale[4].
Amirante ha sottolineato come la Costituzione rappresenti la base simbolica e giuridica di ogni ordinamento democratico. Inserire la tutela dell'ambiente tra i principi fondamentali significa riconoscere che la questione ecologica riguarda l'identità stessa della comunità politica.
La recente modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana ha introdotto esplicitamente la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni.
Secondo Padoa Schioppa, questo passaggio è estremamente significativo perché obbliga le istituzioni a considerare il capitale naturale come un bene essenziale della collettività[5].
Tuttavia entrambi gli studiosi hanno evidenziato che la modifica costituzionale, da sola, non basta. Le norme devono essere concretamente attuate attraverso politiche pubbliche coerenti, pianificazione territoriale e strategie di lungo periodo.
Padoa Schioppa ha insistito sull'importanza della storia ecologica per comprendere le crisi ambientali contemporanee.
Le vicende locali permettono di osservare come funzionano gli ecosistemi e come determinati errori si ripetano nel tempo. Fenomeni come il sovrasfruttamento delle risorse naturali, la perdita di biodiversità e la semplificazione degli ambienti agricoli mostrano dinamiche ricorrenti.
Lo studioso ha ricordato gli esempi legati alla pesca intensiva e ai collassi delle popolazioni ittiche. In molti casi gli ecologi avevano previsto con largo anticipo le conseguenze dello sfruttamento eccessivo delle risorse marine, ma tali avvertimenti sono stati ignorati.
La conoscenza storica diventa quindi uno strumento indispensabile per costruire modelli predittivi e prevenire nuove crisi.
Un altro tema centrale è stato il rapporto tra dimensione locale e globale.
Secondo Padoa Schioppa, le realtà locali non possono essere separate dal contesto globale. Eventi apparentemente lontani, come la deforestazione amazzonica o la fusione della calotta glaciale della Groenlandia, producono effetti che coinvolgono l'intero pianeta.
Allo stesso tempo Amirante ha evidenziato che le grandi conferenze internazionali non sono sufficienti se non vengono accompagnate da azioni concrete a livello locale.
Per questo motivo il costituzionalismo ambientale deve svilupparsi secondo una logica multilivello: internazionale, regionale, nazionale e locale.
L'azione globale necessita di essere sostenuta da politiche territoriali, amministrazioni locali efficienti e comportamenti individuali responsabili.
Uno dei punti più delicati affrontati nel dibattito riguarda la transizione ecologica.
Entrambi gli studiosi hanno sottolineato che il cambiamento non può avvenire lasciando indietro intere categorie sociali o interi Paesi.
La trasformazione dei sistemi produttivi deve essere accompagnata da politiche di giustizia sociale capaci di sostenere lavoratori, agricoltori e comunità economicamente fragili.
Padoa Schioppa ha ricordato come molti Paesi emergenti abbiano contribuito in misura minima alla crisi climatica, pur subendone pesantemente le conseguenze.
Per questo motivo la cooperazione internazionale e la solidarietà globale rappresentano elementi fondamentali della transizione ecologica.
Il dialogo tra diritto ed ecologia mostra come la crisi ambientale non sia soltanto una questione scientifica, ma una trasformazione culturale, politica e sociale di enorme portata.
L'antropocene impone di ripensare il rapporto tra uomo e natura, superando la tradizionale separazione tra società ed ecosistemi.
In questo contesto il costituzionalismo ambientale assume un ruolo decisivo: non solo come insieme di norme giuridiche, ma come strumento pedagogico, culturale e simbolico capace di orientare le società verso una nuova responsabilità collettiva.
La tutela dell'ambiente, della biodiversità e delle generazioni future non rappresenta più una scelta opzionale, ma una condizione necessaria per garantire la continuità stessa della civiltà umana.
· Amirante Domenico, Costituzionalismo ambientale. Atlante giuridico per l'antropocene, Il Mulino, Bologna, 2024.
· Beck Ulrich, La società del rischio, Carocci, Roma, 2000.
· Crutzen Paul, "Geology of Mankind", in Nature, vol. 415, 2002.
· Jonas Hans, Il principio responsabilità, Einaudi, Torino, 1990.
· Morin Edgar, La sfida della complessità, Le Lettere, Firenze, 2017.
· Padoa Schioppa Emilio, Storia ecologica dell'Europa. Un continente nell'antropocene, Il Mulino, Bologna, 2023.
· Stoppani Antonio, Corso di Geologia, Milano, 1873.
· United Nations, Declaration of the United Nations Conference on the Human Environment, Stoccolma, 1972.
· United Nations, Rio Declaration on Environment and Development, Rio de Janeiro, 1992.
· Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente Umano, Dichiarazione di Stoccolma, 1972.
· Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo, Dichiarazione di Rio, 1992.
· Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 9 e 41, come modificati dalla legge costituzionale n. 1/2022.
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[1] Paul Crutzen, "Geology of Mankind", in Nature, vol. 415, 2002.
[2]Antonio Stoppani, Corso di Geologia, Milano, 1873.
[3] Domenico Amirante, Costituzionalismo ambientale. Atlante giuridico per l'antropocene, Bologna, Il Mulino, 2024.
[4] Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 9 e 41, come modificati dalla legge costituzionale n. 1/2022.
[5] Emilio Padoa Schioppa, Storia ecologica dell'Europa. Un continente nell'antropocene, Bologna, Il Mulino, 2023.