Diritto


Giovanni Galisi

Dalla stagnazione all'expertise giuridica: il ruolo del diritto ambientale dell'Unione europea nella transizione ecologica

 

 

 

Abstract

Il diritto ambientale dell'Unione europea rappresenta uno dei settori più dinamici dell'integrazione europea. Tuttavia, nonostante il rafforzamento degli obiettivi climatici perseguiti attraverso il Green Deal europeo e la Legge europea sul clima, permane una diffusa percezione di inefficacia delle politiche ambientali, alimentata dalla crescente distanza tra ambizioni normative e risultati concreti. Il presente contributo propone una diversa chiave di lettura della cosiddetta "stagnazione" del diritto ambientale europeo, sostenendo che essa non debba essere interpretata come un fallimento del progetto normativo, bensì come l'espressione della crescente complessità delle funzioni che il diritto è chiamato a svolgere. Muovendo dalla teoria dei *law jobs* elaborata da Karl Llewellyn, l'articolo evidenzia come il diritto ambientale europeo costituisca un sistema di attività giuridiche articolate, nelle quali assumono rilievo la costruzione delle competenze, la definizione dei problemi ambientali, la produzione della conoscenza scientifica, la governance amministrativa e i meccanismi di accountability. In tale prospettiva, la vera risorsa della transizione ecologica non è rappresentata esclusivamente dagli obiettivi normativi, bensì dall'expertise giuridica necessaria a renderli effettivi.

 

1. Introduzione

Negli ultimi anni il diritto ambientale dell'Unione europea ha conosciuto una profonda evoluzione. L'adozione del Green Deal europeo, della Legge europea sul clima e delle numerose iniziative legislative connesse alla neutralità climatica ha segnato un significativo innalzamento delle ambizioni dell'ordinamento europeo.

Parallelamente, tuttavia, si è diffusa la convinzione che tali politiche non siano ancora riuscite a produrre risultati proporzionati agli obiettivi dichiarati. L'accelerazione dei cambiamenti climatici, il deterioramento degli ecosistemi e la crescente difficoltà di conciliare tutela ambientale e competitività economica alimentano una diffusa percezione di stagnazione del diritto ambientale europeo.

Una simile interpretazione rischia, però, di semplificare eccessivamente un fenomeno molto più complesso. Il problema non consiste tanto nell'insufficienza delle norme, quanto nella complessità del lavoro giuridico richiesto per renderle effettive.

2. Dall'armonizzazione del mercato alla tutela dell'ambiente

Il diritto ambientale europeo nasce negli anni Settanta quale naturale sviluppo del processo di integrazione economica. L'eliminazione delle barriere al commercio rese infatti necessaria l'armonizzazione degli standard ambientali, evitando che differenze normative tra gli Stati membri alterassero le condizioni della concorrenza.

Progressivamente, tuttavia, la tutela dell'ambiente ha acquisito autonomia quale obiettivo dell'Unione europea, fino ad essere consacrata nei Trattati come principio fondamentale dell'azione europea.

Nonostante le profonde trasformazioni normative intervenute negli ultimi cinquant'anni, la finalità generale del diritto ambientale europeo è rimasta sostanzialmente invariata: garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente conciliandolo con lo sviluppo economico e sociale.

Il Green Deal europeo rappresenta pertanto non una cesura rispetto al passato, bensì l'evoluzione coerente di un progetto iniziato oltre mezzo secolo fa.

3. La teoria dei "law jobs" e il lavoro del giurista ambientale

Per comprendere le difficoltà attuali del diritto ambientale europeo risulta particolarmente utile la teoria dei law jobs elaborata da Karl Llewellyn.

Secondo l'autore, il diritto non coincide esclusivamente con l'insieme delle norme vigenti, ma consiste nelle molteplici funzioni che gli operatori giuridici svolgono quotidianamente per rendere possibile il funzionamento dell'ordinamento.

Applicata al diritto ambientale europeo, tale impostazione consente di individuare una pluralità di attività giuridiche.

La prima consiste nella gestione dei conflitti ambientali. Le controversie ambientali, infatti, non riguardano soltanto interessi contrapposti, ma coinvolgono valori economici, sociali, sanitari, paesaggistici e scientifici, rendendo particolarmente complessa l'individuazione dell'interesse prevalente.

Una seconda funzione riguarda la definizione delle competenze. Le questioni ambientali travalicano frequentemente i confini territoriali, imponendo un continuo coordinamento tra Unione europea, Stati membri ed enti territoriali.

Un ulteriore compito consiste nella qualificazione giuridica dei fenomeni ambientali. Stabilire se un materiale costituisca un rifiuto, se un'attività integri un progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale oppure se un determinato prodotto rientri nella disciplina delle sostanze chimiche rappresenta un'attività interpretativa essenziale.

4. Conoscenza scientifica e decisione giuridica

Una delle peculiarità del diritto ambientale consiste nella sua costante interazione con il sapere scientifico.

A differenza di altri settori dell'ordinamento, il diritto ambientale opera frequentemente in condizioni di incertezza conoscitiva. La decisione giuridica deve pertanto confrontarsi con dati scientifici incompleti, probabilità di rischio e scenari evolutivi.

In tale contesto assume particolare rilievo il principio di precauzione, che consente l'adozione di misure preventive anche in presenza di incertezze scientifiche significative.

La produzione della conoscenza diviene così essa stessa funzione giuridica: monitoraggi ambientali, valutazioni di impatto, raccolta dei dati e procedure autorizzative costituiscono momenti essenziali del processo decisionale.

5. Governance amministrativa e accountability

L'effettività del diritto ambientale dipende in larga misura dall'azione delle amministrazioni pubbliche.

L'attuazione delle direttive europee richiede un'intensa attività amministrativa, che comprende autorizzazioni, controlli, monitoraggi, valutazioni tecniche e procedure partecipative.

Parallelamente si sviluppano complessi sistemi di responsabilizzazione istituzionale (*accountability*), attraverso i quali Commissione europea, giudici nazionali, Corte di giustizia e cittadini verificano il rispetto degli obblighi ambientali.

L'enforcement del diritto ambientale, pertanto, non coincide esclusivamente con l'irrogazione di sanzioni, ma comprende un articolato insieme di strumenti di controllo, monitoraggio e revisione delle decisioni amministrative.

6. L'expertise giuridica quale risorsa della transizione ecologica

L'idea secondo cui le sfide ambientali possano essere risolte esclusivamente mediante nuovi strumenti normativi appare riduttiva.

La crescente complessità del diritto ambientale europeo evidenzia piuttosto la centralità dell'expertise giuridica.

Quest'ultima comprende competenze interpretative, capacità di coordinamento tra livelli normativi differenti, padronanza delle procedure amministrative, conoscenza della giurisprudenza europea e attitudine al dialogo interdisciplinare con le scienze ambientali.

Il giurista ambientale non è semplicemente un interprete delle norme, ma un costruttore di istituzioni, procedure e pratiche capaci di rendere effettiva la tutela dell'ambiente.

Conclusioni

La percezione di stagnazione che accompagna oggi il diritto ambientale europeo non deve essere interpretata quale segno del fallimento del progetto europeo.

Al contrario, essa riflette la crescente complessità delle sfide che il diritto è chiamato ad affrontare.

La transizione ecologica richiede certamente obiettivi ambiziosi, ma soprattutto necessita di competenze giuridiche avanzate, amministrazioni efficienti, dialogo interdisciplinare e capacità interpretative.

La vera forza del diritto ambientale europeo non risiede esclusivamente nelle sue norme, bensì nella qualità del lavoro giuridico che consente di trasformare gli obiettivi della sostenibilità in risultati concreti. In questa prospettiva, l'expertise giuridica rappresenta il principale patrimonio che l'Unione europea può trasmettere alle generazioni future.

Questa bozza costituisce un buon punto di partenza, ma per una rivista di fascia elevata o per un capitolo di tesi andrebbe ampliata fino a circa **10.000-12.000 parole**, con un apparato di **note a piè di pagina**, riferimenti ai Trattati, alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e alla dottrina sul diritto ambientale europeo e sul realismo giuridico.