Attualitā


Roberto Galisi

Crisi e Usura

 

 

Obiettivo del presente lavoro è quello di valutare la entità della crisi sulla restrizione del credito e la ricaduta che ha avuto nelle attività illegali dell'usura.

Possiamo affermare in linea di massima che la crisi ha aiutato l'usura a crescere. Durante la recessione, il mercato dell'usura ha raggiunto un giro d'affari record di miliardi di euro, e ha investito circa 200 mila tra imprenditori e professionisti del nostro Paese. Il dato è in deciso aumento rispetto ai 20 miliardi del 2011, poco prima della grande crisi italiana, secondo una denuncia di Confesercenti.

La crisi economica scoppiata nel 2008, inizialmente solo finanziaria, si è trasformata in una grave crisi economico-sociale. Oggi, il sistema economico è segnato dal predominio della finanza che scarica i costi della recessione sui più deboli. Già in passato "i grandi imperi finanziari realizzavano profitti grazie a scambi commerciali sbilanciati, schiavismo e usura, e li usavano per finanziare uno stile di vita decoroso in patria", cosi Paul Mason nel suo Postcapitalismo[1].

Storicamente il liberismo economico non ha stabilito norme disciplinari per l'usura, ritenendo che la fissazione di un limite agli interessi fosse dannoso per i vari traffici commerciali[2]. Tale linea di pensiero ha influenzato anche il legislatore italiano che non incluse nel codice alcuna previsione sull'usura: conseguentemente all'unificazione nazionale, il primo codice penale unitario - il codice Zanardelli del 1889 - non annoverava come reato l'usura. Solo nel 1930 con il codice Rocco l'usura viene inserita come ipotesi criminosa, volendo combattere l'incremento del fenomeno della criminalità organizzata che, approfittando di una vasta e ramificata rete di relazioni criminali, era riuscita ad infiltrarsi nel c.d. mercato sommerso del credito[3].  Le associazioni criminali tramite i prestiti usurari controllavano la proprietà di diverse attività economiche lecite, grazie alle quali potevano riciclare i profitti delle varie attività illecite

Da qui la risposta del legislatore, inserendo come reato l'usura definita impropria: "chiunque, [...]approfittando delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria di persona che svolge una attività imprenditoriale o professionale, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile, interessi o altri vantaggi usurari, è punito[...]", per poi riformare nuovamente la disciplina ad opera della legge 7 marzo 1996, n.108, la quale introduce un limite al tasso oltre il quale gli interessi sono sempre usurari: "tasso medio risultante dall'ultima rilevazione pubblicata nella G.U., relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà"[4].

Ritornando alle cause scatenanti dell'usura, o quantomeno a quelle che si ritengono comunemente le più "attendibili", ha assunto via via in questi anni un peso preponderante il "sovra-indebitamento" delle famiglie[5]. Negli ultimi anni l'indebitamento delle famiglie italiane è aumentato costantemente. Un dato che non stupisce, se pensiamo a come sta cambiando la cultura del consumo e del risparmio delle famiglie[6].

Al tempo stesso, la cultura del consumo invade sempre più tutti gli ambiti della nostra vita. Si vive in un mondo popolato di soggetti che vogliono venderci sempre qualcosa. Negli ultimi anni, però, c'è un fatto nuovo, rappresentato dalla crescente offerta di beni di lusso a pochi euro (al mese): automobili, tv al plasma, case al mare, vacanze, beni una volta solo per ricchi e che oggi diventano beni di massa. La cultura del risparmio, che ha legato tra loro le generazioni (il sacrificio di un genitore diventava la possibilità di mandare all'università un figlio), oggi sta cedendo il passo alla logica del debito per consumare (non per investire). Così facendo bisogna inserire un'altra spesa,  quella degli interessi che accompagna l'incremento dell'indebitamento delle famiglie[7].

Comunque, non bisogna individuare solo nelle variazioni del costo dell'indebitamento e nelle difficoltà dell'accesso al credito l'unica fonte d'innesco del credito "a strozzo"[8]. In base alla causa distinguiamo due tipologie di sovraindebitamento: sovraindebitamento "attivo" e sovraindebitamento "passivo"[9].Trattasi del "sovraindebitamento attivo" consistente, molto banalmente, nell'assunzione di impegni finanziari superiori al proprio reddito. Con il termine sovraindebitamento attivo ci si riferisce ad una situazione di emergenza economica originata da una eccessiva propensione dell'individuo al consumo. Quest'ultima diventa pericolosa quando il soggetto non ha capacità reddituali adatte, considerate anche in una prospettiva futura. Si tratta, quindi, di un sovraindebitamento causato dalla miopia delle famiglie, che sovrastimano le proprie risorse o sottostimano l'onere dei rimborsi. Ci sono poi le patologie derivanti da veri e propri "disturbi della personalità", come la droga, il gioco d'azzardo, l'alcolismo, costituenti - dato il loro costo di "mantenimento" - anticamere di ricorso al prestito. Il sovraindebitamento "passivo", invece, è originato da fattori traumatici, imprevedibili e indipendenti dalla volontà del debitore. Si tratta di eventi che incidono sulla fonte del reddito: si pensi alle ipotesi di perdita dell'occupazione, di separazione coniugale o divorzio, di grave malattia o, ancora, di infortunio.

La crisi non ha solo fatto lievitare il giro d'affari dell'usura. Ha anche cambiato il mercato e i suoi protagonisti[10]. Il mercato dell'usura è sempre più in mano a gruppi organizzati, apertamente criminali e spesso dall'apparenza professionale. Il più delle volte l'usura è diventata uno strumento finalizzato a impossessarsi delle attività imprenditoriali della vittima e infiltrarsi quindi nell'economia sana.

"Soltanto le associazioni criminali sono in grado di muovere ingenti somme di denaro in poche ore"[11]. Le organizzazioni criminali, d'altra parte, possono muovere in poche ore somme ingenti di denaro che arrivano loro dal traffico di droga e delle scommesse. E i professionisti dell'usura sono anche attrezzati per riscuotere - con ogni mezzo e intimidazione - le rate di restituzione che gli imprenditori faticano a onorare perché in gravi difficoltà con le loro attività[12]. L'Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali, ha ipotizzato che il business dell'usura solo in Campania ha un giro di affari che tocca i 7 miliardi di euro. La radiografia aggiornata del fenomeno è nella relazione annuale al Parlamento che distingue l'usura definibile criminale dall'usura bancaria[13].

Insomma, questa è stata una depressione diversa da tutte le altre. Accanto alla crisi e alla stagnazione, abbiamo assistito al lancio frenetico di nuove tecnologie, cosa che negli anni trenta semplicemente non accadde. E sul piano delle politiche economiche è successo il contrario di quanto successe allora. Invece di aggravare la crisi, come fece negli anni trenta, questa volta l'élite globale è riuscita ad attutirne l'impatto sull'economia reale, spesso contravvenendo a ciò che le sue stesse teorie economiche raccomandavano di fare.

L'effetto combinato di progresso tecnologico, stimoli di politica economica e tenuta dei mercati emergenti ha prodotto una depressione molto meno pesante, in termini umani, rispetto a quella degli anni trenta.

Per gli economisti, sia di destra che di sinistra, la causa immediata del collasso è stata il «denaro facile», vale a dire la decisione degli stati occidentali di deregolamentare il sistema bancario e facilitare il credito dopo il crollo delle dot-com nel 2001. Si crearono così le condizioni per una bolla della finanza strutturata, oltre che il movente per tutti i crimini: i politici, di fatto, avevano detto ai banchieri che il loro dovere era arricchirsi attraverso la finanza speculativa, in modo che la loro ricchezza potesse «sgocciolare» (trickle down) sul resto della cittadinanza.

Gli economisti impiegano questo termine finanziarizzazione per descrivere quattro cambiamenti specifici, iniziati negli anni ottanta:

1) Le aziende hanno voltato le spalle alle banche e si sono rivolte ai mercati finanziari aperti per i fondi necessari alla loro espansione;

2) Come nuove fonti di profitto, le banche hanno puntato sui consumatori e su un insieme di attività complesse e ad alto rischio, «investment banking»;

3) I consumatori ormai partecipano direttamente ai mercati finanziari: carte di credito, scoperti di conto, mutui, prestiti per gli studi e auto comprate a rate sono entrati a far parte della vita di tutti i giorni[14].

Una quota crescente dei profitti dell'economia non viene realizzata assumendo lavoratori o offrendo merci e servizi che i lavoratori pagano con il proprio salario, ma prestando loro denaro. Tutte le forme semplici di finanza ormai danno vita a un mercato finanziario complesso: chiunque compri una casa o guidi un'auto sta generando un rendimento finanziario riconoscibile in qualche punto del sistema. Il nostro contratto di telefonia mobile, la nostra iscrizione in palestra, l'energia che consumiamo in casa sono impacchettati in strumenti finanziari che generano interessi costanti per un investitore, molto prima che concludiamo l'acquisto[15].

La finzione che sta al cuore del neoliberismo è che tutti possono godersi lo stile di vita del consumatore senza bisogno che i salari crescano. Ti puoi indebitare, ma non andrai mai in bancarotta: se ti indebiti per comprare una casa, il valore dell'immobile crescerà sempre. E ci sarà sempre inflazione: perciò, se ti indebiti per comprare una macchina, il valore del debito residuo si sarà ridotto, nel momento in cui avrai bisogno di comprarne un'altra, lasciandoti ampio margine per indebitarti ancora di più. Questo mercato di prestiti rischiosi, complessi, condannati al fallimento, non esisteva finché le banche d'affari non l'hanno creato.

L'accesso generalizzato  al mondo degli usurai pone l'accento sul numero sempre maggiore di famiglie che si rivolgono agli usurai, che si arricchiscono sempre di più. Ma se i lavoratori percepiscono salari reali bassissimi, prima o poi si andrà a sbattere. A un certo punto, l'espansione dei profitti realizzati attraverso l'erogazione di prestiti a consumatori in affanno raggiungerà il limite, e scatterà indietro come una molla: è esattamente ciò che è successo quando è scoppiata la bolla dei mutui subprime.

Dunque, al di là di tutte le frodi e manipolazioni, l'usura crea una tendenza strutturale alla crisi di liquidità (liquidità significa soldi per utilità primaria), come quella che poi porta a non arrivare a fine mese[16].

La verità è che l'usura si è infiltrata nella vita delle vittime rendendoli schiavi degli interessi da pagare. Non si limitano più a generare profitti per le loro aziende attraverso il loro lavoro, ora generano profitti per gli usurai. Una ragazza madre che vive di sussidi pubblici può generare un tasso di profitto molto più alto, per il capitale, di un operaio dell'industria automobilistica con un lavoro regolare. Nel momento in cui qualunque essere umano può generare un profitto per gli usurai -più entri nel circolo vizioso dell'usura, più profitti puoi generare agli usurai-, si attiva un cambiamento profondo nell'atteggiamento di questi criminali in quanto guadagnano di più con gli interessi che con il lavoro.

Il restringimento della platea di soggetti che il sistema creditizio legale è in grado di finanziare, provoca proprio l'esclusione di quei prenditori con merito creditizio più basso e che quindi hanno una maggiore probabilità di cadere nelle maglie dell'usura[17]. Da qui, allora, l'accumularsi vizioso di una condizione che strutturalmente spinge verso il mercato del credito parallelo e illegale. Specialmente se l'offerta è superiore alla domanda in ragione di una disponibilità di liquidità enorme gestita da radicate organizzazioni criminali e proveniente dalla vasta gamma dei traffici e delle attività criminali. Ed ecco perché le aree meridionali sono maggiormente interessate dalla diffusione dei mercati del prestito parallelo e illegale, proprio perché esposte a particolari fattori che potenziano il rischio che l'usura si diffonda e attecchisca[18]

Sappiamo che alcuni fattori facilitano il processo di vittimizzazione: le lunghe crisi economiche; un indebitamento incontrollato; l'esposizione compulsiva al gioco, all'uso della droga; una improvvisa avversità che segna quanti già vivono in una condizione di scarsità di risorse; uno stile di consumo non equilibrato; una visione titanica delle proprie capacità spesso diffusa tra imprenditori e commercianti; un ambiente illegale condiviso; un ambiente economico fortemente ostile all'agire imprenditoriale; una iniziale benevole offerta di liquidità che immediatamente si trasforma in una sorta di attività per l'usuraio.

"L'usura è un fenomeno molto collegato al sovraindebitamento delle famiglie. L'usura si manifesta proprio quando una persona, avendo esaurito con una dinamica di debiti concatenati, la possibilità di accedere a offerte legali, è spinta, nell'affannosa ricerca della soluzione ai propri problemi, a rivolgersi ad un'offerta di credito alternativa a quello istituzionale. Esiste poi un collegamento stretto tra il prestito del denaro e la criminalità organizzata, che mediante l'usura riesce ad infiltrarsi nel settore produttivo, con un'attività protesa al riciclaggio del denaro sporco di provenienza delittuosa"[19].

La teoria economica analizza l'usura come un mercato illegale del credito, pertanto oggetto di studio sono la domanda e l'offerta di tale mercato, la sua struttura, i suoi legami con altri mercati (ed in particolare con il mercato legale del credito), il sistema bancario e finanziario. Dal lato della domanda l'usura riguarda sia le famiglie che le imprese, dato che le necessità di finanziamento possono avere origine sia da esigenze di consumo che da esigenze legate all'attività produttiva. Ovviamente tra le imprese, le più colpite sono quelle medio-piccole e tra queste, in particolare, quelle operanti nei settori che, per motivi legati alla congiuntura economica o all'evoluzione strutturale dell'intero sistema economico, sono in crisi e più facilmente si trovano in condizioni di difficoltà nel reperire finanziamenti. Il sistema economico italiano, dunque, caratterizzato com'è da una preponderante presenza delle piccole e medie imprese presenta delle caratteristiche strutturali che favoriscono la diffusione dell'usura.

Le variabili che influenzano lo sviluppo di un mercato illegale del credito possono essere: la dimensione delle imprese, la congiuntura economica (situazione di recessione, reddito pro capite, disoccupazione), che agisce sia sulla condizione delle famiglie che su quella delle imprese; la struttura ed il funzionamento del sistema bancario e finanziario.

Vi sono poi fattori socio-culturali che contraddistinguono il contesto sociale in modo tale da renderlo più o meno favorevole allo sviluppo dell'usura: la tendenza all'illegalità; la espansione ed il tipo di criminalità; la cultura del denaro ed il senso del risparmio; il livello di istruzione, che influisce sul senso della legalità e sulla capacità di gestione imprenditoriale.

Dal lato dell'offerta si evidenzia in primis la consistenza finanziaria di cui dispone l'usuraio e il secondo indicatore è rappresentato dall'ambiente entro il quale il fenomeno si sviluppa; esso può variare su scale molto diverse, dato anche il contesto sociale ed economico in cui può attecchire. Infine, il terzo indicatore è rappresentato dal tipo di organizzazione del quale si avvale l'usuraio; proprio l'organizzazione, infatti, risulta la caratteristica rilevante che differenzia la grande usura da quella dei segmenti più piccoli e limitati.

La categoria dei commercianti è la più colpita dall'usura, ma la portata del fenomeno colpisce molti altri soggetti: famiglie bisognose, gli anziani, piccoli commercianti e piccoli imprenditori, fasce più deboli della popolazione.

L'aspetto sociale, etico e legale del problema dell'usura è chiaramente delineato dall'analisi del coinvolgimento di ciascuna delle categorie di persone sopra menzionate.  Esiste anche una dimensione economica del problema, dato che il ricorso al mercato del credito illegale è tuttavia generato da una situazione di bisogno o dalla necessità di risorse finanziarie, indipendentemente dall'origine di questa necessità e da tali esigenze.

L'usura è un fenomeno diffuso in tutta Italia, anche se risulta più marcato nel Mezzogiorno, come indica il numero di denunce presentate all'Autorità giudiziaria che, tuttavia, non dà una misura attendibile della reale entità del fenomeno[20]. La maggior parte dei casi continua a rimanere sommersa e negli ultimi anni il numero delle denunce risulta addirittura in diminuzione. La crisi economica, l'aumento dei prezzi e del costo della vita, la pressione fiscale: sono tutti fattori che possono contribuire a "consegnare" migliaia di famiglie italiane nelle mani degli usurai.

Di solito le vittime dell'usura sono famiglie e imprese in difficoltà economiche, a cui è precluso il ricevimento di prestiti bancari, a causa della consapevolezza della banca della presunta insolvenza di coloro che chiedono prestiti. Infine, questi soggetti trovano credito in canali non ufficiali. L'incapacità del sistema bancario attuale di affrontare le difficoltà delle famiglie è stata anche registrata durante l'ultimo sondaggio Eurispes nel Rapporto Italia 2010, che ha dimostrato che le banche sono considerate dai cittadini come soggetti a cui rivolgersi per far fronte a spese altrimenti insostenibili per i loro redditi e risparmi, ma non in grado di assumersi la piena responsabilità dei loro problemi o dei loro bisogni.

Il nesso tra economia e religione è complesso e molti di noi sono convinti che la religione e l'economia non abbiano nulla in comune. L'economista Frank Knight, uno dei più rilevanti tra gli economisti del XX secolo, dedicò molta parte della sua vita a studiare l'influenza delle religioni sull'economia, giungendo alla tragica conclusione che l'economia in realtà è una religione; anche Robert J. Barro, studioso della crescita economica ha approfondito i rapporti tra crescita economica e religione. Weber nelle sue ricerche "Sociologia della Religione (1920)" svolge un'analisi comparata delle religioni universali, allo scopo di trovare una conferma della tesi dell'influenza del protestantesimo sullo sviluppo capitalistico estendendola ad altri contesti sociali, non più limitati all'Occidente europeo, ma in una prospettiva storico-universale. Anche diversi ricercatori negli Stati Uniti hanno dimostrato che la religione riduce la corruzione e aumenta il rispetto della legge in modo da stimolare la crescita economica complessiva. In conclusione, l'idea che la religione possa influenzare le economie è un qualcosa di straordinario che merita la nostra riflessione.

 



[1] Si veda a questo proposito Paul Mason, Postcapitalismo. Una guida al nostro futuro, Milano, Il Saggiatore, 2016, pag. 52

[2] Per una sintetica storia della disciplina dell'usura, rimando a D. Manzione, L'usura, Milano, 2013, II ed., 1- 22; interessante per gli aspetti morali e teologici dell'usura, P. Vismara, Oltre l'usura. La chiesa moderna e il prestito ad interesse, Soveria Mannelli (CZ), 2004

[3] Cfr. Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, Senato della Repubblica, Camera dei deputati, XVI  Legislatura,  Doc. XXIII n. 9

[4]Cfr. Legge 7 marzo 1996, n. 108, Disposizioni in materia di usura

[5]Cfr. Rapporto Finale, Usura Diffusione territoriale, evoluzione e qualità criminale del fenomeno, Consiglio Nazionale dell'economia e del lavoro, Osservatorio socio-economico sulla criminalità, Settembre 2008, pag. 4

[6] Dai dati diffusi dal ministero dell'Economia si evince, dalle tabelle contenute nel Def, che la distanza tra poveri e ricchi è andata aumentando, raggiungendo il livello massimo nel 2017. Cresce la povertà e, con questa, il rischio di sovra-indebitamento e di usura. A subire maggiormente le conseguenze della crisi, sono i giovani e i disoccupati.

[7] Cfr. L. Bruni, Famiglie consumo e usura, Città Nuova, 30 dicembre 2007

[8] Per una ricostruzione efficace della "storia dell'usura" si veda, da ultimo, F. Sforza, La normativa in materia di usura, in "Diritto delle banche e degli intermediari finanziari" (a cura di E. Galanti), Cedam, Padova, 2008, pag. 1241; inoltre, P. Magri, I delitti contro il patrimonio mediante frode, "Trattato di diritto penale" (diretto da G. Marinucci - E. Dolcini), Cedam 2007, vol. VII, pag. 2 e ss..

[9]Cfr. M. Ferro, R.Bellè, P. Celentano, R.D'Amora, F. S.Filocamo, A. Mantovani, G.Minutoli, G. M. Nonno, P. Vella, pag. 320

[10] Estorsioni e usura stanno diventando fenomeni sempre più sommersi, le organizzazioni criminali che controllano il racket cambiano il loro "modus operandi" con forme meno dirette ed evidenti, ma le vittime continuano a tacere e a non denunciare.

[11] Cfr. La Repubblica del 22/11/2017

[12] S. Landi, Il sovraindebitamento: analisi dei casi pervenuti al fondo di prevenzione usura Adiconsum" pubblicato sul sito internet www.adiconsum.it, 2006.

[13] Anche quando le indagini accertano la responsabilità di estorsori e usurai - si legge nella relazione - le vittime si ostinano a tacere o a minimizzare anche a costo di affrontare imputazioni per favoreggiamento. Nel rapporto "L'usura dopo la crisi: tra vecchi carnefici e nuovi mercati", Confesercenti e Sos Impresa sottolineano che le denunce sono rimaste al palo. Dal 1996, anno di emanazione della presunta legge anti-usura (la 108), assistiamo a un calo sistematico e inarrestabile del loro numero: nel 2016 sono 408, nel 1996 erano 1436.Una sempre più attenta attività legislativa in materia di solidarietà in favore delle vittime viene svolta dalle Regioni. È prevista l'istituzione di un "Fondo regionale per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni dell'usura, dell'estorsione e del sovraindebitamento e per la solidarietà alle vittime".

[14] Cfr. P. Mason, Postcapitalismo. Una guida per il nostro futuro, p. 15, Il Saggiatore, 2016.

[15] I salari reali degli addetti alla produzione negli Stati Uniti, secondo il governo, sono in stagnazione dal 1973. Nello stesso periodo, la quantità di debito nell'economia americana è raddoppiata, arrivando al 300 per cento del Pil. Nel frattempo, la quota di Pil prodotta dalla finanza, dal settore delle assicurazioni e da quello immobiliare è salita dal 15 al 24 per cento, ed è ormai maggiore di quella dell'industria e quasi pari al settore dei servizi.

La finanziarizzazione ha cambiato anche il rapporto fra aziende e banche. Dagli anni ottanta in poi, un parametro di breve termine come i profitti trimestrali è diventato la clava con cui la finanza ha abbattuto i vecchi modelli di impresa: le aziende che facevano profitti troppo bassi sono state costrette a spostare la produzione all'estero, a fondersi con altre società, a tentare strategie monopolistiche «o la va o la spacca», a frammentare la loro attività in vari reparti esternalizzati; e a tagliare i salari senza pietà.

[16] Lo storico Fernand Braudel sosteneva che il declino di tutte le superpotenze economiche inizia con una grandiosa svolta in direzione della finanza. Analizzando il tramonto dei Paesi Bassi come impero commerciale nel XVII secolo, scriveva: «[Ogni] evoluzione complessiva di tale ordine sembr[a] annunciare, con lo stadio del rigoglio finanziario, una sorta di maturità: è il segnale dell'autunno».

I teorici dell'«autunno finanziario» citano l'analogo percorso seguito dalla Repubblica di Genova (il principale centro finanziario del Basso Medioevo), poi dai Paesi Bassi e poi da Londra negli ultimi anni dell'Impero britannico. Ma in ognuno di questi esempi lo schema era quello della potenza dominante che diventa centro mondiale dell'erogazione di prestiti. Con il neoliberismo, lo schema si è invertito. Gli Stati Uniti - e l'Occidente in generale - sono diventati non coloro che prestano denaro, ma coloro che prendono denaro in prestito. È una rottura rispetto al modello generale.

[17] Cfr. G. Staiano, Crisi dei mutui e soluzioni nel contesto italiano: la rinegoziazione e la portabilità del mutuo, in M. Rispoli Farina - G. Rotondo (a cura di), La crisi dei mercati finanziari, in Seminari di diritto bancario e dei mercati finanziari, 5, Milano, Giuffè 2009, pag. 117

[18] Quasi tutte le ricerche prodotte negli ultimi anni pur combinando fattori diversi raggiungono risultati più o meno simili: le regioni e province meridionali sono quelle esposte maggiormente al rischio usura; cfr. TRANSCRIME - MINISTERO DELL'NTERNO, Gli investimenti delle mafie, Progetto Pon Sicurezza 2007-2013, Roma 2013, pp. 60-61.

[19] Cfr. B. P. Moyano - D. Porrini, Il sovra indebitamento delle famiglie: il rimedio del debitore e l'esperienza spagnola, pag. 39

[20] Cfr. Eurispes, a cura di, Ventunesimo Rapporto Italia 2009. Percorso di ricerca nella società italiana, Eurilink, 2009, pag. 585