Geopolitica


Enrico Maiorino

INTERVISTA DOTTOR GIANCAMILLO TRANI

INTERVISTA   DOTTOR  GIANCAMILLO  TRANI.

 

1)      Dottor Trani, può delineare un primo quadro delle caratteristiche specifiche dell'immigrazione  in Italia?

 

Lungo vari decenni, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, la fecondità italiana è scesa a livelli inimmaginabili, nel senso che nessun demografo aveva saputo prevedere che, ad esempio, si sarebbe raggiunto - nel 1995 - il valore medio di 1,18 figli per donna (il che, detto in altri termini, equivale a 118 figli per ogni 200 genitori).

Si è trattato del valore più basso mai registrato nella storia dell'umanità per una popolazione di grandi dimensioni; insieme con i ridottissimi valori degli anni precedenti, era il serio e sicuro preavviso d'un declino annunciato, dal momento che è ben intuitivo come, nel ciclo delle generazioni, solo quando 200 figli sostituiscono 200 genitori è assicurata, a parità di altre condizioni, la crescita zero della popolazione. Invece, i prefati 118 figli ogni 200 genitori comportano, a parità di altre condizioni, un declino della popolazione di circa il 40% ad ogni intervallo generazionale, cioè all'incirca ogni 30 anni.

La popolazione italiana al 2050, valutata secondo le proiezioni del 2002 in 44,9 milioni di abitanti, è passata, secondo quelle del 2006, a 54,6 milioni, con un saldo attivo di ben 9,7 milioni di abitanti.

Detto guadagno è dovuto - essenzialmente - alla più intensa migrazione netta, valutata - nel 2002 - a 62-66 mila l'anno e - nel 2006 - a 135-155 mila l'anno, cioè più del doppio. Anche perché l'assai piccola parte del guadagno imputabile all'incremento nella durata media della vita viene abbondantemente compensato dalla riduzione nel numero delle nascite.

Una più forte immigrazione, demograficamente e socialmente, comporta:

§  il vantaggio di ridurre la assai elevata proporzione di anziani (dal 40,6% al 38,6%), ma non il loro numero assoluto che, comunque, crescerebbe fortemente, passando da 18,2 a 21,1 milioni;

§  il vantaggio di aumentare, sia pure di poco, la ridottissima proporzione di minori con meno di 15 anni (dal 13% al 13,3%) ed anche il loro numero assoluto, che passerebbe da 5,8 a 7,3 milioni;

§  il declino della popolazione italiana sarebbe, perciò, molto meno repentino, passando da 12,7 milioni (secondo le proiezioni del 2002) a 4,4 milioni stando a quelle del 2006.

Una immigrazione straniera inaspettatamente forte, che si è innestata dopo un secolo di fortissima emigrazione italiana all'estero, e la normativa vigente riguardo le acquisizioni di cittadinanza da parte degli stranieri arrivati o nati in Italia e da parte di stranieri di origine italiana che vivono o che sono nati all'estero, hanno complicato di molto il concetto di "popolazione italiana" a la possibilità di stimarne l'entità.

L'aumento così consistente dei migranti ha creato, anche per l'Istat, la necessità di rivedere le proprie proiezioni demografiche, aggiornate nel giugno 2008.  In queste proiezioni si tiene ovviamente conto della grandissima crescita della popolazione immigrata (nel solo 2007, l'incremento è stato di circa 500mila persone), sicché la popolazione risultante crescerebbe fino a raggiungere, nel 2050, i 61,6 milioni di abitanti nello scenario medio, con una forchetta ampia tra scenario basso e scenario alto.

L'immigrazione straniera sta sconvolgendo, e continuerà a sconvolgere, ammontare struttura e tendenze della popolazione residente in Italia, mentre la popolazione di origine italiana va sperimentando, ormai da circa tre decenni, una fecondità straordinariamente e prolungatamente bassa, della quale - quanto a livello e durata - non vi erano precedenti nella storia. La combinazione di questi due elementi costituisce un fattore demografico - oltre che economico, sociale e psicologico - culturale - di tale intensità da mutare il corso del normalmente lento ed inerziale fiume della demografia.

Negli ultimi trenta anni, l'Italia è divenuto Paese di immigrazione. Nell'ultimo decennio, poi, essa ha conosciuto tassi migratori tra i più alti d'Europa. Sui circa 4 milioni di cittadini stranieri che dimorano, regolarmente, nel ns. Paese, poco meno di un milione di migranti risiedono continuativamente in Italia da oltre un decennio. Una parte consistente delle nuove nascite ha almeno un genitore straniero; un numero crescente di studenti, nella scuola dell'obbligo ma anche in quelle superiori, è costituito da bambini e ragazzi di nazionalità straniera. La popolazione immigrata è ormai divenuta una componente strutturale della popolazione insediata nella Penisola Italiana: un segmento che, al di là della sua indubbia rilevanza numerica, contribuirà sicuramente nei prossimi anni a mettere in discussione certezze implicite e consolidate su chi siano gli italiani e su quali condizioni includano od escludano dal sistema delle identità e  delle solidarietà collettive. Elaborare il cambiamento demografico per trasformarlo in realtà socialmente riconoscibile richiederà un intenso lavoro di rielaborazione simbolica e non pochi conflitti.

 

EVOLUZIONE COMPARATIVA DELLA PRESENZA MIGRANTE

 

 

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

Campania

67.433

63.794

68.159

63.681

58.641

111.596

128.049

136.359

168.285

129.700

Sud

141.833

115.804

143.121

133.263

134.737

260.951

263.848

298.021

376.293

244.088

Italia

1.240.721

1.251.212

1.388.153

1.362.630

1.515.163

2.193.999

2.786.340

3.035.144

3.690.052

3.800.000

 

Fonte:  Dossier Statistico Immigrazione  Caritas/Migrantes

 

 

2)      La situazione attuale dell'immigrazione come nuova iniziativa "geopolitica" dell'Italia? Un Suo parere a riguardo.

 

Il fenomeno delle migrazioni ha da sempre interessato in maniera forte la Penisola italiana, sia per ragioni storiche, sia per posizionamento geografico, sia per vicende di carattere legato principalmente alla vita civile. Negli ultimi anni, in particolare, a seguito anche alla crescente flessibilità del mercato del lavoro ed alla conseguente sensazione di precarietà dei lavoratori da un lato, e le spinte provenienti prevalentemente dal mondo della cultura e dei giovani a processi di integrazione che dovrebbero intendersi come un arricchimento reciproco, la tensione sul fenomeno migratorio è sembrata crescere a tal punto che ha scatenato delle lotte sia interne (tra chi sostiene l'integrazione e chi vede nello straniero una minaccia), sia nei confronti degli immigrati che spesso sono oggetto di immagini stereotipate, mal - veicolate dal mondo dell'informazione ed assimilate all'idea dell'insicurezza che domina nel paese. Al di là di questa considerazioni, c'è una mole immensa di dati che potrebbero contribuire alla definizione del fenomeno, segno che negli ultimi anni i fenomeni migratori sono stati oggetto di osservazione, analisi ed interventi.

Tra le principali fonti di riferimento, si è scelto di prendere in considerazione l'Istat[1], per l'ufficialità e la completezza dei dati disponibili, e il Dossier[2] annuale sull'immigrazione realizzato dalla Caritas, per il taglio fortemente e volutamente sociale che si ha nella lettura dei dati disponibili. Queste due istituzioni ci consegnano un quadro che a grandi linee si presenta così:

le ultime fonti ufficiali registrano una popolazione italiana residente a gennaio 2008 pari a 59.619.290 (anche se è notizia di pochi giorni fa che la popolazione residente in Italia alla fine del mese di novembre 2008 ammonta a 60.017.677 abitanti. E' quanto emerge dal bilancio demografico relativo a gennaio-novembre 2008 reso noto dall'Istat).

La popolazione immigrata (residente in Italia ma con nazionalità diversa) ammonta a  3.432.651, ovvero il 5,76% della popolazione residente. Chiaramente, quello che disegnano le statistiche ufficiali è un quadro che non tiene conto dell'immigrazione irregolare e clandestina, difficile da stimare e che si attesta su livelli che variano di molto a seconda delle differenti zone della penisola.

Restando ai dati ufficiali, nel periodo gennaio-novembre 2008 i dati relativi al movimento migratorio con l'estero fanno registrare un saldo positivo (+420.236), di poco inferiore a quello degli stessi mesi dell'anno precedente (+455.998). Il tasso migratorio estero e' risultato più elevato nell'Italia Nord-Orientale e Centrale (9,8 per mille), e in quella Nord-Occidentale (7,8 per mille), rispetto ad un tasso medio nazionale pari a 7,0 per mille, e contro un valore registrato nelle ripartizioni Meridionale e Insulare rispettivamente pari a 3,4 e 3,3 per mille.

Per quel che concerne la provenienza, va evidenziato come i primi tre Paesi  (Romania, Albania, Marocco) rappresentino, da soli, ben il 41% del totale delle provenienze.

Secondo un rapporto stilato dall'ONU, entro il 2050 l'Italia sarà al quarto posto, nel mondo, tra le mete degl'immigrati (alle spalle di USA, Canada e Germania ma precedendo Regno Unito, Spagna ed Australia). 

Tuttavia, se qualche passo avanti indubbiamente è stato fatto, ciò non significa che gli immigrati in Italia non abbiano problemi!

In primo luogo, la casa: la situazione abitativa degli stranieri, particolarmente nel Meridione, è realmente disastrosa.

Quest'annosa penuria ha, peraltro, prodotto delle disdicevoli situazioni: persone senza scrupoli (spesso con il concorso della criminalità organizzata) lucrano sulla pelle di tanti disperati, consentendogli di dormire in vere e proprie topaie al "modico" prezzo di 5-10 euro a notte.

Per non parlare, poi, del problema abitazione: sfruttando la situazione, molti proprietari di case hanno inventato un canone speciale per gli immigrati, che si colloca, mediamente, il 25% oltre il " canone libero " e ben il 60% oltre il " canone concordato".

E non si può tacere il fenomeno "ghettizzazione": quanto avvenuto tempo fa, in Via Sarpi, a Milano, con i migranti cinesi, e quanto successo a Napoli lo scorso anno, con l'incendio dei campi rom di Ponticelli ed i disordini di Via dell'Avvenire, a Pianura,  potrebbe purtroppo accadere anche altrove: non si può, infatti, esigere decoro da coloro cui non viene riconosciuta dignità sociale. Casa, come detto, ma anche lavoro: in Italia, il lavoro per gl'immigrati non  prescinde da quel concetto di "integrazione subalterna" che la sociologia più dotta ci ha insegnato (in buona sostanza, gl'immigrati fanno quei lavori che gl'italiani non vogliono più fare), né tantomeno dalla "regola delle cinque P": pesante, precario, pericoloso, poco pagato, penalizzante.

Come dimenticare, ad esempio, il problema degli irregolari ed il loro disumano sfruttamento nelle campagne, nonché la "segregazione" delle badanti straniere (secondo l'autorevole rivista americana "Christian Science Monitor", senza di loro il sistema sanitario italiano non avrebbe retto: fanno risparmiare un miliardo di euro l'anno di denaro pubblico) ed il triste fenomeno delle "morti bianche" sul lavoro, che tante vittime miete tra gli stranieri.

E  possiamo qui solo accennare ai temi della, per molti versi, complessa convivenza interetnica, delle interruzioni volontarie di gravidanza delle donne immigrate, dell'insostenibile burocrazia, del crescente disagio da transculturazione (con annesso consumo di alcool e droghe), dell'idoneo sviluppo delle seconde generazioni: problemi che, se le istituzioni preposte non si decideranno, finalmente, ad affrontare con decisione, potrebbero - a giudizio del sottoscritto -  minare seriamente il futuro multietnico del ns. Paese.

 

 

 

Nota 1 qualche grafico inserito in formato word

Nota 2 sforzo per l'Italia di affrontare grande ed utile sfida per il domani



[1] http://demos.istat.it

[2] Immigrazione. Dossier Statistico 2008, XVIII Rapporto, Edizioni Idos, 2008.